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Staffarda

 

Storia

L’unica cosa certa riguardo ai primordi di quest’abbazia è la famiglia che ne promosse la fondazione e cioè quella dei Marchesi del Vasto e di Saluzzo; sulla data di fondazione le fonti sono invece assai discordi e tra esse si riscontrano sfasature temporali notevoli. Alcuni infatti vollero tale monastero come già fondato nel 1111 da Manfredo I, ma la Fraccaro, riportando le tesi del Savio, il quale ha fornito l’opera più completa su questa abbazia, soprattutto dal punto di vista delle notizie storiche, esclude categoricamente tale possibilità, affermando che gli studiosi, tratti in inganno da un nome, fecero uno scambio di persona.

Altri invece, tra cui il Bedini, si basarono su un documento del 1122, precisamente una carta del 23 agosto riportata dal Gabotto e dal Savio, che attesterebbe una donazione fatta da Manfredo I di Saluzzo alla cappella di Santa Maria di Staffarda, la quale fu in seguito affiancata dalle abitazioni conventuali e offerta all’abbazia di Tiglieto, che vi mandò una colonia di monaci nel 1135. Ma gli stessi Gabotto e Savio misero in rilievo il fatto che tale documento fosse falso, poiché redatto nel X1V secolo. Salta infine fuori un documento considerato la vera e propria carta di fondazione dell’abbazia, ma esso è senza data: riguarda una donazione, compiuta dai Marchesi di Saluzzo e dalla loro madre, di una terra per l’insediamento di un monastero; la data proposta dal Savio è il 1135, in quanto in quell’anno mori il padre di costoro, il Marchese Bonifacio, e quindi il fatto che la sostanza risultasse ancora riunita a nome di tutti i fratelli, starebbe ad indicare che la donazione fosse avvenuta subito dopo il suo decesso. Si sa inoltre, da un’altra donazione avvenuta nel 1138 che il monastero di Staffarda era già costituito.

Ma se il 1135 si può considerare l’anno in cui i Cistercensi ne presero possesso, grazie alla donazione ricevuta, non altrettanto certo è il fatto se esistesse o meno un monastero già costituito da Manfredo i primi documenti che riguardano l’abbazia non parlano comunque di monaci cistercensi, quindi è altamente probabile che nel 1135 i Cistercensi andarono ad occupare un complesso monastico già esistente.

La filiazione comunemente accettata è quella di La Ferté, attraverso Tiglieto, ma il Savio afferma che in un documento del 1459 Staffarda era sotto la giurisdizione di Morimond e questa discendenza è accettata anche dal Manrique; negli statuti del Canivez appare però con sicurezza che l’abbazia è figlia di La Ferté, anche se non è improbabile che nel XV secolo essa fosse temporaneamente passata sotto Morimond.

Nel 1144 Celestino 11 concesse all’abbazia un privilegio e seguirono anche riconoscimenti imperiali, come quello di Federico Barbarossa del 15 gennaio 1159 e di Ottone IV del 25 marzo 1210; grazie a numerose donazioni, sia da parte dei Saluzzo che di altre famiglie, diventò presto ricca e importante, tanto che nel 1189 ebbe una figlia addirittura nel Lazio, precisamente Sala, nella diocesi di Castro.

Causa dei debiti l’abbazia iniziò a decadere già dalla fine del XIII secolo; nel 1463 vi fu istituita la Commenda, che non impedì l’ingresso nella Congregazione Italiana di San Bernardo nel 1497, staccandosene nel 1607, per entrare in quella Fogliense. Il monastero conobbe ancora un breve periodo di fioritura, ma nel 1690 fu assalito dalle truppe francesi, nel corso della guerra di successione spagnola, e saccheggiato. Fu il re Vittorio Amedeo 11 di Savoia ad adoperarsi poi per rimediare ai danni subiti dall’abbazia, ed egli è infatti ricordato in una lapide nell’interno della facciata della chiesa. Il 10 ottobre 1750, per volere di Benedetto IV, passò sotto l’Ordine Mauriziano e nel 1804 la chiesa venne istituita in parrocchia.

Architettura

La chiesa abbaziale è particolare in quanto non presenta lo schema cistercense a transetto sporgente sul quale si aprono cappelle che fiancheggiano il coro, bensì qui abbiamo una terminazione a tre absidi semicircolari, struttura, questa, tipicamente lombarda, anche nella sistemazione delle campate antistanti. Secondo la Fraccaro questo non deve far escludere che siano stati i monaci cistercensi gli artefici, poiché sia in Francia che in Spagna si hanno numerosi esempi di chiese con questo schema

L’impianto absidale contrasta col resto della chiesa, che presenta invece chiari elementi usati proprio dai cistercensi e importati direttamente dalla Borgogna (come ogive a toro e archi acuti), che si fondono armonicamente con quelli locali.

La datazione della fabbrica è alquanto complicata a causa dei numerosi rifacimenti subiti nel corso dei secoli e di cui si parlerà; Negri la colloca con certezza entro il XII secolo, la Fraccaro propone una data anteriore al 1160 per la parte terminale (abside e transetto) e gli ultimi decenni del XII secolo per tutto il resto, non escludendo la possibilità dell’utilizzo di maestranze diverse: locali per la prima parte (1130-1140) e francesi per le navate (dopo il 1160).

La struttura è in mattoni a tre navate, con la principale costituita da tre campate quasi quadrate e le laterali con altrettante campate rettangolari. Il sistema dei pilastri è uniforme: essi sono compositi e quelli verso nord hanno la particolarità di essere più grandi degli altri e ciò è dovuto, secondo il Negri, ai rifacimenti subiti dalla chiesa dopo i danni del 1690 (vedi “Profilo storico”). Sugli ultimi pilastri verso il transetto si trova il tipico elemento borgognone della semicolonna pensile. Tutte le campate delle navate sono coperte da volte a crociera con grosse cordonature, anche quelle laterali (queste ultime, nella parte a sud, sono mancanti dei pilastri a muro che ricevono gli archi trasversali e le ogive, probabilmente perché sono caduti). Il transetto, come più volte ripetuto, non è aggettante ed è coperto da volta a botte a tutto sesto; segue il presbiterio, con crociera cordonata, fiancheggiato da due campate, a nord con crociera semplice, a sud cordonata e con arcate a sezione acuta. Il tutto è delimitato dalle tre absidi semicircolari, precedute da campate voltate a botte.

La facciata non è sicuramente quella originaria; oggi appare col taglio a frontone spezzato, ma è notevolmente più alta di quella che doveva essere la primitiva essa e scandita da tre archi a tutto sesto, che contengono le aperture e di cui il Savio dubita l’appartenenza all’originaria struttura medievale: egli parla infatti di rifacimenti avvenuti a partire dalla fine del XV secolo, ai quali si può anche ascrivere il rialzamento della navata centrale e la nuova veste della facciata. Le aperture della fronte sono costituite da due finestre sotto l’arcone centrale, sormontate da un rosone modanato, e due oculi contenuti negli archi laterali. Completa la facciata un portale, rifatto negli ultimi restauri, mentre non sono più presenti quelli in corrispondenza delle navate laterali.

Precede la facciata un portico radicalmente restaurato nel 1920, anche se in forme che rispecchiano la fattura trecentesca: a cinque campate coperte da crociere cordonate (tutte frutto dei restauri), anche se le arcate d’accesso sono quattro, tutte con un profilo leggermente acuto.

I fianchi della chiesa presentano delle finestre ad arco a tutto sesto ripristinate durante gli ultimi restauri, in luogo dei finestroni semicircolari, aggiunte probabilmente nel XVII secolo; viene riportato dalla Fraccaro come già a partire dalla fine del ‘400, comunque, si fossero sostituite le finestre originarie con grandi oculi. Gli archi rampanti esistenti furono aggiunti nel corso del XIV e XV secolo, a causa di un minaccioso cedimento della chiesa.

Le tre absidi presentano una veste muraria che certamente non è quella antica: soprattutto quella centrale presenta elementi ascrivibili ai ripristini degli ultimi restauri, come le lesene piatte terminanti in una cornicetta e non reggenti, come nei tradizionali schemi romanici, un fregio ad archetti. Anche le finestre attuali sono più grandi di quelle che dovevano essere in origine e il loro ridimensionamento deve essere avvenuto in concomitanza col rialzamento della navata di cui si è detto. Riguardo alle absidi laterali è da sottolineare come quella di sinistra sia più bassa e con una sola finestra, mentre l’altra ha tre aperture; tutte e due sono scandite da lesene come quella centrale.

Questa chiesa subì notevoli lavori di restauro negli anni ‘20 del nostro secolo, promossi dalla Soprintendenza ai Monumenti del Piemonte; essi ebbero come primario obiettivo lo scrostamento dell’intonaco, all’interno, il quale era stato introdotto, secondo il Savio, già dall’inizio del XVI secolo.

Furono ripristinati i pilastri nella loro primitiva policromia, e così gli archi e le volte (con l’impiego di pietra grigia e bianca alternata a mattoni); fu inoltre messa in luce la veste originaria della pavimentazione. Per l’esterno si è già detto dei lavori che hanno interessato il nartece e le finestre dei fianchi.

Bibliografia

BERARDI VARVELLO C., I manoscritti di Staffarda conservati nella Biblioteca Nazionale di Torino, in “Bollettino della Società per gli Studi storici, archeologici e artistici della Provincia di Cuneo”, 60,(1969), pp. 35-53;

GABOTTO F. – ROBERTI G. – CHIANTORE O., Il cartario dell’abbazia di Staffarda, Pinerolo, 1901.

SAVIO C. F., L’abbazia di Staffarda (1135-1802), Torino, 1932.

SCHOMANN H., L’antica abbazia cistercense di S. Maria di Staffarda, Pinerolo, s.d.

SCOLARI A. C., L’abbaye de Staffarda, in “Congrès archeologiques de France”, CXXIX, 1971, pp. 443-450.

VITALE BROVARONE A., Un antico frammento dellIlias latina e gli esordi dell’abbazia di Staffarda, in “Bollettino Storico-Bibilografico Subalpino”, 76 (1978), p. 313-332.

Foto

Veduta aerea Veduta aerea Veduta aerea Veduta aerea Esterno della chiesa
Esterno della chiesa Esterno della chiesa Scorcio del nartece della chiesa Scorcio del nartece della chiesa Scorcio del nartece della chiesa
Scorcio del nartece della chiesa Scorcio del nartece della chiesa Facciata della chiesa Facciata della chiesa Abside della chiesa
Esterno della chiesa Navata centrale della chiesa Scorcio della navata laterale sinistra della chiesa Navata centrale della chiesa Navata centrale della chiesa
Scorcio della chiesa Scorcio della chiesa Volta dell’abside della chiesa Monofore della chiesa Scorcio della controfacciata della chiesa
Pulpito della chiesa Pulpito della chiesa Chiesa vista dal chiostro Scorcio della chiesa dal chiostro Chiesa vista dal chiostro
Chiesa vista dal chiostro Capitolo visto dal giardino del chiostro Capitolo visto dal giardino del chiostro Giardino del chiostro verso il refettorio Galleria dei conversi nel chiostro
Scocio del lato dei conversi Scocio del lato dei conversi Scocio del lato dei conversi Scocio del lato dei conversi Scocio del lato dei conversi
Scocio del lato dei conversi Scocio del lato dei conversi Mensola della chiesa Trifora del capitolo Scorcio del chiostro
Scorcio del chiostro dal capitolo Chiostro Chiostro Chiostro Chiostro
Chiostro Chiostro Chiostro Resti della fontana nel chiostro Resti della fontana nel chiostro
Resti della fontana nel chiostro Passaggio Passaggio Passaggio Colonna del dispensario
Dispensario Dispensario Scorcio del dispensario Scorcio del dispensario Dispensario
Foresteria Foresteria Foresteria Foresteria Foresteria
Foresteria Mercato coperto Mercato coperto
Mercato coperto Mercato coperto Mercato coperto Mercato coperto Mercato coperto
Mercato coperto   
Staffarda
Nome completo: Santa Maria di Staffarda 
Nome originario: Staffarda 
Nomi alternativi:  
 
Ordine originale: Cistercensi 
Ordine attuale: Parrocchia 
Congregazione attuale:  
Filiazione di: Tiglieto
Linea di: Ferté, la
N. di fondazione: (Janauschek): 87 
Stato Giuridico: Abbazia 
Figlie
  1. Maria di Sala, Santa (1189-1257)
 
Date
Fondata nel: 1135 
Cistercense nel: 25/07/1135 
Chiusa nel: 1750 
Riaperta nel:  
Richiusa nel:  
Indirizzo

Piazza Roma di Staffarda (Frazione di Revello)
12036  Staffarda (CN)
Italia
Regione: Piemonte 
Nazione: Italia 
Diocesi antica: Taurinensi
Diocesi attuale: Saluzzo
Coordinate:
44.72092387743508, 7.437173627913938
Google Maps wikimapia
Latitudine: 44° 43' 15''
Longitudine: 7° 26' 13''
Contatti
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Stato dell’edificio: Intatto con comunità
Stile dell’edificio: Cistercense primitivo
Visita: Guidata con offerta
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