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Tre Fontane

 

Storia

Secondo la tradizione, nel 67 d.C. in località Aquae Salviae, alle porte di Roma, fosse decapitato San Paolo e la sua testa rotolando diede origine a tre sorgenti da cui derivò per il luogo il nome di Tre Fontane. La zona, già abitata in epoca romana, divenne ben presto venerata dai primi cristiani che forse vi eressero un oratorio, attorno al quale nel 625 si insediò una comunità di monaci greci che diede vita ad un monastero intitolato l’anno seguente da papa Onorio I a Sant’Anastasio, al cui nome fu aggiunto poi anche quello di San Vincenzo. In data imprecisata durante il pontificato di Adriano I (772-795) il complesso monastico fu distrutto da un incendio, ma subito ricostruito per volere del papa.

Nel secolo successivo Tre Fontane ricevette donazioni da numerosi pontefici (tra cui Leone III), ma quella più importante (che comprendeva anche le isole del Giglio e Giannutri e il Monte Argentario) fu fatta da Carlo Magno nell’805, anche se il documento che l’attesta da molti è stato ritenuto falso.

Nel 795 o, secondo altri studiosi, solo nell’XI secolo nel monastero giunsero i Benedettini, sostituiti poi dai Cluniacensi che però abbandonarono ben presto il luogo a causa della malaria. Papa Innocenzo 11, dopo aver fatto restaurare il complesso monastico nel 1136, lo donò nel 1138 a San Bernardo che lo aveva aiutato nella lotta contro l’antipapa Anacleto II (morto proprio nello stesso anno).

Nel 1140 una colonia di Cistercensi della linea di Clairvaux, guidata dall’abate Bernardo Paganelli di Montemagno (nel 1145 eletto papa col nome di Eugenio III), si insediò a Tre Fontane. Dopo un periodo iniziale difficoltoso, dovuto alla morte di alcuni monaci per la malaria, la nuova comunità cominciò a prosperare come confermano le numerose filiazioni effettuate fino alla metà del XIII secolo.

Nel 1418 papa Martino V istituì la Commenda nell’abbazia che, interrotta per un periodo imprecisato, riprese nel 1460 o 1461, istituita questa volta da Pio 118. Nel 1518 Tre Fontane fu aggrégata definitivamente alla Provincia Toscana della Congregazione Italiana, che scomparve però nel 1783 per volere del Granduca Pietro Leopoldo e così l’abbazia entrò nella Provincia Romana. Dopo la soppressione napoleonica la comunità cistercense non fu ricostituita e nel 1826 papa Leone XII affidò il monastero ai Minori Conventuali ai quali subentrarono nel 1868, per volere di Pio IX, i Trappisti francesi che ancora vi risiedono.

Architettura

Il complesso abbaziale di Tre Fontane è costituito da tre chiese: San Paolo, Santa Maria Scala Coeli e San Vincenzo e Anastasio alla quale sono addossati gli edifici monastici. Alle prime due accenniamo brevemente mentre ci soffermeremo sulla terza. San Paolo, sorta secondo la tradizione nel luogo in cui fu decapitato il santo dal quale prende il nome, è la più antica, eretta col monastero nel VI o VII secolo (forse sulle rovine di un oratorio precedente) e fu ricostruita totalmente tra il 1599 e il 1601 da Giacomo Della Porta (al quale il lavoro era stato commissionato dal cardinale commendatario Aldobrandini) e fatta restaurare nel 1867 da Pio IX.

Santa Maria Scala Coeli (che commemora una visione avuta nel luogo da San Bernardo nel 1138 nella quale le anime liberate salivano al cielo su una scala) fu riedificata dal Della Porta tra il 1582 e il 1584 per commissione del cardinale commendatario Farnese e sostituì una cappella precedente.

San Vincenzo e Anastasio ha data di costruzione incerta: alcuni studiosi pensano che la chiesa sia stata eretta tra il 1138 e il 1150 per volere di Innocenzo II, mentre altri sono del parere che si trattò solo di lavori di ampliamento da parte dei Cistercensi su un edificio precedente. Papa Onorio III fece completare la chiesa, che fu consacrata nel 1221 o nel 12446. Restauri furono effettuati nel 1733 e nel 1868.

L’edificio, costruito in laterizio, è a croce latina, con tre navate di nove campate separate da pilastri quadrati, abside anch’essa quadrata e affiancata da due cappelle rettangolari per lato, che prospettano sul transetto. La copertura della navata centrale doveva originariamente prevedere una volta ad arco acuto, ma essa fu solo accennata e subito abbandonata per motivi strutturali: le esili murature, sprovviste di contrafforti esterni non avrebbero potuto reggere la spinta della volta e si ripiegò così su un tetto a capriate. Le navate laterali sono voltate a crociera liscia e sono illuminate da monofore a doppia strombatura. La navata centrale è collegata alle ali del transetto, più basse, con due archi a tutto sesto mentre è collegata all’abside, anch’essa di altezza minore, da un terzo arco al di sopra del quale termina con una parete piana in cui si aprono tre monofore e un piccolo rosone. Essendo la navata, l’abside e le ali del transetto di altezze differenti non si è così resa necessaria la costruzione di cupole, crociere o tiburi. Il coro è voltata a sesto acuto, come le cappelle del transetto, e sulla parete di fondo ha un oculo e due monofore.

La facciata della chiesa è a capanna con un rosone centrale e cinque monofore a tutto sesto disposte attorno ad esso e nella parte inferiore ha un portico dei primi del ‘200 con tetto a una falda (probabilmente rifatto nel ‘400-500) e quattro colonnine ioniche. Nella muratura sono presenti alcune ceramiche del XIII secolo, motivo decorativo presente in Italia settentrionale (per esempio nella facciata di Morimondo). Da ricordare tra gli edifici conventuali il chiostro e l’ingresso detto “Arco di Carlo Magno

Secondo diversi autori la chiesa di San Vincenzo e Anastasio rappresenterebbe un esempio perfetto di architettura cistercense del periodo “bernardino”, improntata quindi a quei caratteri essenziali codificati da San Bernardo che sarebbero stati applicati negli edifici dell’Ordine soprattutto fino alla morte del santo. Sono in disaccordo invece gli autori per quanto riguarda l’influenza artistica lombarda nella costruzione: il Sartorio, basandosi sull’uso «dei mattoni con innegabili caratteri lombardi», ipotizza addirittura la presenza di maestranze settentrionali a Tre Fontane (pur se dirette da un architetto dell’Ordine) mentre Fraccaro vede nella chiesa sistemi «più spiccatamente borgognoni (per esempio la volta a botte acuta nel transetto e nel coro)», attribuendo il lavoro a frati francesi.

Bibliografia

Monasticon Italiae, I, Roma e Lazio, a cura di F. Caraffa, Cesena 1981, pp. 84-85, sch. 179.

AA.VV., SS. Vincenzo ed Anastasio alle Tre Fontane, in Monasticon Italie, Lazio, 1981.

AA.VV., Tre Fontane, Roma, 1967.

PISTILLI P. F., Considerazioni sulla storia architettonica dell’abbazia romana delle Tre Fontane, in “Arte Medievale”, II, 6, 1992, 1, pp. 163 -192.

ROMANINI A. M., La storia architettonica dell’abbazia delle Tre Fontane a Roma. La fondazione cistercense, in “Mélanges à la mémoire du père A. DIMIER”, III, 6, 1982, pp. 653-695.

Foto

Esterno Facciata della chiesa Navata centrale della chiesa Navata centrale della chiesa Chiostro
Chiostro Galleria del chiostro Ingresso del capitolo Capitolo Capitolo
Capitolo     
Tre Fontane
Nome completo:  
Nome originario: Sancti Vincentius et Anastasius Trium-Fontium 
Nomi alternativi:  
   
Ordine originale:  
Ordine attuale: Trappisti 
Congregazione attuale:  
Filiazione di: Clairvaux
Linea di: Clairvaux
N. di fondazione: (Janauschek): 151 
Stato Giuridico: Abbazia 
Figlie
  1. Benedetto de Silva, San
  2. Casanova (Pennensi) (1191-1807)
  3. Arabona (05/01/1209-1587)
  4. Maria de Caritate, Santa (de Sylva) (1211-)
  5. Agostino di Montalto, Sant’ (23/02/1234-13??)
  6. Palazzolo (19/01/1244-1398)
  7. Maria di Ponza, Santa (1246-1542)
 
Date
Fondata nel: 0625 
Cistercense nel: 25/10/1140 
Chiusa nel: 1809 
Riaperta nel: 21/04/1868 
Richiusa nel:  
Indirizzo
Abbazia delle Tre Fontane
Via Acque Salvie, 1
00142  Roma (RM)
Italia
Regione: Lazio 
Nazione: Italia 
Diocesi antica: Roma
Diocesi attuale: Roma
Coordinate:
41.83464222012385, 12.48358816649686
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Latitudine: 41° 50' 4''
Longitudine: 12° 29' 0''
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Telefono: +39 (06) 5401655 
Fax +39 (06) 5413395 
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Indirizzo Web Web

Wiki    
Stato dell’edificio: Intatto con comunità
Stile dell’edificio: Cistercense primitivo
Visita: Guidata con offerta
Attività
Lavori:
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