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Certosa di Firenze

La chiesa monastica

La chiesa monastica attualmente è composta da due vani stilisticamente molto diversi ed eseguiti in tempi distinti: la facciata e il coro dei conversi realizzati tra il 1550 e il 1558 e la parte riservata ai monaci con il presbiterio, che, trasformati e decorati successivamente, sono situati nella parte trecentesca del complesso.

Al momento della costruzione del complesso monumentale, la chiesa venne edificata sulla viva roccia del colle e nella posizione più alta, in modo da enfatizzare la funzione primaria che assolveva nella vita della comunità. Di questo periodo esistono solo due documenti riguardanti la chiesa: la Bolla di Clemente VI del 1352, con la quale il pontefice concedeva l’indulgenza a coloro che si fossero recati nella chiesa della Certosa nelle festività di S. Lorenzo, S. Niccolò e S. Caterina; e la data di consacrazione della chiesa e delle cappelle (terminate prima del 1395), avvenuta il 21 marzo 1394.

La parte più antica dell’edificio, cioè quella che oggi è riservata ai monaci, corrisponde perfettamente alla tipologia delle chiese certosine: ha la pianta rettangolare, l’abside è piatta e le sue misure sono comuni a molte chiese dell’ordine. Le slanciate strutture trecentesche sono state trasformate nei secoli successivi, le monofore furono modificate nel corso del XVI sec. e quelle dell’abside furono tamponate e sono visibili solo dall’esterno. Le volte a crociera, a differenza delle altre chiese certosine, poggiano su semipilastri invece che su semplici peducci, e dividono la navata in tre campate di lunghezza differente, in modo da accentuare il senso di profondità dell’interno.

L’antica facciata della chiesa si trovava arretrata rispetto ai due edifici laterali: quello delle celle dei conversi e la cappella sulla sua destra. Lo spiazzo pressoché quadrato, a questa antistante, è ora il coro dei conversi. Di questa piazzetta non si hanno precise descrizioni nei documenti dell’epoca.

Con la costruzione del grande piazzale, la chiesa diventava il fulcro dell’intera planimetria e quindi si rese necessario il suo ingrandimento e il rifacimento della facciata.

Alla fine del 1550 cominciarono i lavori per la realizzazione della nuova facciata, dopo che vennero terminati quelli di abbellimento della zona del presbiterio. La facciata si presenta in due ordini di semicolonne e semipilastri sovrapposti con un cornicione ed un troppo marcato timpano. La sua struttura si inserisce in un generale disegno tipicamente cinquecentesco. Nei documenti risulta che la maggior parte fu realizzata tra il 1550 e il 1552, mentre il timpano di coronamento fu eseguito nel 1557 circa. Delle numerose sculture e decorazioni a rilievo, che la ornavano e che erano attribuite a Giovanni Fancelli, oggi restano solo: due statue nelle nicchie in basso, raffiguranti: S. Lorenzo, il titolare della chiesa, e S. Bruno, il fondatore dell’ordine certosino; un pellicano all’interno del timpano ricurvo del portale e i simboli degli evangelisti alla base dei quattro semipilastri del secondo ordine.

Terminati i lavori alla facciata, rimase da realizzare il nuovo coro dei conversi, che venne posizionato nell’antica piazza quadrata. La sistemazione cominciò nell’estate del 1556 e terminò nei primi mesi del 1558. La sua forma è originale, insolita e contrastante con la parte più antica. La pianta quadrata è suddivisa da quattro pilastri che sorreggono al centro una cupola emisferica. Gli stessi pilastri, collegati alle pareti con due brevi archi costituiscono la base di altre quattro piccole cupole. Il coro ligneo dei conversi è opera della bottega di Bartolomeo Atticciati, terminato nel 1590. Le due acquasantiere addossate alla base dei primi due pilastri, risalgono all’ultimo quarto del XVI sec. e risentirono dell’arte fiorentina di quel periodo. Alle pareti degli altari laterali ci sono due tele, a sinistra S. Benedetto fra le spine di Tommaso Garelli (inizio sec. XVII), a destra La Vergine che appare a S. Filippo Neri di Felice Ficherelli (1657-1659). Il pregevole portale, finemente lavorato in pietra serena è opera dello scalpellino Simone di Bernardino Bassi (1557), mentre il gruppo della Crocifissione sotto l’arco della facciata trecentesca è opera di arte tedesca del sec. XVII: il Crocifisso è in gesso, la Vergine e S. Giovanni Evangelista in stucco.

Interno della chiesa visto dall'altare

Dalla seconda metà del XVI sec. l’interno della chiesa assunse un aspetto sempre più ricco: il pavimento, originariamente in cotto, venne completamente rifatto in marmo, vennero realizzati gli stalli del coro ligneo dei monaci e venne modificata la zona del presbiterio, a cui lavorarono il Poccetti e il Giambologna.

Il rivestimento marmoreo del presbiterio fu realizzato tra il 1591 e il 1594; il ciborio esagonale, a forma di tempietto a pianta centrale, circondato da colonnine e sormontato da una cupola fu eseguito da Jacopo Piccardi nel 1594 e costituisce l’unico elemento superstite dell’altare cinquecentesco: l’altra parte di altare maggiore fu sostituito nel 1773.

Le statue lignee degli apostoli sopra le colonne sono di arte tedesca della fine del XVII sec. La decorazione a fresco della volta e delle pareti del presbiterio, progettata insieme al rivestimento marmoreo, fu eseguita da Bernardino Poccetti e dai suoi collaboratori tra il 1591 e il 1593. Nelle quattro vele della volta sono raffigurati santi e beati dell’ordine certosino. Le immagini centrali: S. Ugo vescovo di Grenoble, S. Ugo vescovo di Lincoln, Beato Antelmo, vescovo di Belley e Beato Niccolò Albergati, cardinale vescovo di Bologna. A ridosso delle costolonature, in spazi un po' sacrificati, sono raffigurati otto priori generali. Nella parete di fondo: l’esequie di S. Bruno e l’ascesa della sua anima al cielo. Nella parete sinistra: S. Bruno rifiuta il vescovado di Reggio Calabria offertogli da Urbano II e S. Bruno che appare a Ruggero di Calabria avvisandolo del tradimento che le sue truppe andavano tramando. In quella destra: S. Bruno assiste ai funerali di Raimond Diocrès e S. Bruno con sei compagni è ricevuto dal vescovo di Grenoble. Le vele delle altre due campate furono affrescate da Orazio Fidani nel 1655 e rappresentano: l’esaltazione dei simboli della Passione di Cristo e la gloria dei cori angelici.

Il coro ligneo dei monaci fu iniziato nel 1570 e, con un intervallo dei lavori di 14 anni, fu ultimato solo nel 1591. L’esecuzione dell’opera fu affidata in un primo momento a Simone di Domenico Colombini, ma essendo morto pochi mesi dopo il contratto, tutto il materiale della sua bottega fu acquistato dai fratelli Francesco e Agnolo di Giuliano di Baccio d’Agnolo; negli ultimi anni partecipò ai lavori anche Domenico di Bartolomeo Atticciati. Le parti più pregevoli dell’opera sono gli intagli. La decorazione dei singoli pezzi, oltre che non aver confronti con i manufatti lignei dell’epoca, è ricca di una straordinaria inventiva nella esecuzione delle maschere della “misericordia”, uniche nel loro genere, nei putti e nei grifi che si differenziano l’uno dall’altro. Il tutto costituisce l’elemento singolare dell’intero coro, sia per l’alta qualità dell’intaglio, sia per la libertà decorativa. I molti riquadri delle zone intarsiate sono invece ripetizione alternata di sei tipologie fondamentali per ogni gruppo di pannelli.