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Certosa di Firenze

Il colloquio

Tornando in chiesa, attraverso la porta della parete di sinistra, ai piedi del presbiterio, si accede ad un ambiente rettangolare detto Colloquio dei monaci, perché i certosini usavano radunarsi in questo luogo e, dopo brevi preghiere, si dava inizio alla ricreazione settimanale.

Questo è un ambiente tipico di alcune certose italiane. Le Consuetudines di Guigo prevedevano che nel chiostrino a lato della chiesa avvenissero, in determinate occasioni, alcune brevi adunanze della comunità monastica, traendo questa usanza dall’uso benedettino; nelle certose d’oltralpe ciò era favorito dal fatto che le gallerie del chiostrino sono dei semplici corridoi che ricevono luce dalle finestre che si affacciano sulla corte centrale; nelle certose italiane si stabilì invece l’uso di costruire le gallerie dei chiostri come loggiati aperti, e quindi per rispettare la regola venne costruito il caratteristico ambiente detto del Colloquio.

Paolo di Brondo, Funerali di RaymondL’aspetto attuale risale agli interventi degli anni 1558-1559, quando venne completamente ristrutturato il chiostro adiacente. Le panche in legno con spalliera continua sono opera di Francesco di Graziadio. La decorazione tardosettecentesca è venuta alla luce negli ultimi restauri. Oltre la terracotta raffigurante Cristo portacroce di Andrea della Robbia, le otto vetrate a grisaglia concludono le decorazioni dell’ambiente. Le prime due presentano solo le immagini centrali di San Lorenzo e San Marco, invece le altre sei riproducono alcuni episodi della vita di San Bruno. Le vetrate sono state realizzate da Paolo di Brondo e Gualtieri di Fiandra, ma è difficile precisare quali siano i contributi ascrivibili all’uno e all’altro dei due artisti.

La decorazione tardo settecentesca , che riveste interamente le pareti e le volte, è stata riscoperta e restaurata negli recenti lavori condotti dalla Soprintendenza ai Beni Architettonici e Ambientali (1980).

Nel Colloquio fu sepolto, nel 1848, il Conte Eugenio Poniatowski, poiché nel 1841 aveva finanziato i lavori di restauro della Cappella di Santa Maria.