Home   MONASTERO   ATTIVITÀ CULTURALI   LAVORI   INFORMAZIONI UTILI 

Certosa di Firenze

Palazzo Acciaioli

Il primo edificio che si presenta all’attenzione del visitatore è il Palazzo Acciaioli, situato sull’angolo meridionale della cinta muraria della Certosa.

Conosciuto anche come “Palazzo degli Studi”, fu costruito per volere di Niccolò Acciaioli, che desiderava realizzare la dimora ove potersi ritirare e trascorrere una tranquilla vecchiaia, lontano dal mondo e dagli intrighi politici.

La denominazione “Palazzo degli Studi”, coniata dal Moreni e utilizzata successivamente dal Bacchi, trae l’origine dall’interpretazione del testo di Matteo Palmieri, che, nel pieno del periodo umanista, scrisse la vita di Niccolò Acciaioli, mettendo in evidenza il suo mecenatismo e i suoi interessi culturali. Analizzando invece il carteggio del sopra citato e dei suoi familiari, risulta che negli intenti di Niccolò gli edifici dovessero essere due. Infatti, nel secondo testamento, redatto nel 1359, oltre ad esprimere il volere che la Certosa venisse raddoppiata, incaricò i figli e gli eredi di edificare presso il monastero un ospitium con scuola, adatto ad ospitare 50 studenti e tre maestri. Il collegio doveva sottostare alla direzione e all’amministrazione del priore e dei monaci, poiché la comunità religiosa non voleva interferenze dall’esterno.

I figli, nonostante l’imposizione testamentaria, non furono in grado di mantenere l’impegno. Tuttavia l’iniziativa di Niccolò dovette suscitare grande interesse nell’ambiente culturale fiorentino. In questo periodo, infatti, il dibattito sullo “Studio fiorentino”, fondato nel 1321, era molto acceso. Il suo sviluppo era stato ostacolato da varie calamità, quali guerre, carestie e infine dall’epidemia di peste (1348); nell’autunno di questo anno la Signoria dette la provvisione ad otto eminenti cittadini affinché istituissero il nuovo Studio, che doveva comprendere tutte le facoltà (accanto a teologia e diritto canonico, anche medicina, legislatura, arte e letteratura). Il 31 maggio 1349 la Signoria ottenne da Papa Clemente VI la Bolla di costruzione che nominava come cancelliere pro tempore il Vescovo di Firenze, Angelo Acciaioli, parente e grande amico di Niccolò, curatore degli affari fiorentini del cugino e dei lavori della Certosa. Con molta probabilità, il Gran Siniscalco, che aveva avuto modo di frequentare lo Studio napoletano, rincorrendo il suo sogno di mecenatismo che non era riuscito a realizzare a Napoli e consigliato dal Vescovo, era interessato al finanziamento di una simile iniziativa, che oltretutto avrebbe portato ulteriore fama al suo nome.

Alla morte di Niccolò molti dei suoi progetti rimasero inattuati (compresa la costruzione dello Studio), infatti la comunità monastica eseguì solo le volontà testamentarie che interessavano la vita religiosa e che avrebbero favorito l’eliminazione di attività secolari interferenti con la vita di clausura dei certosini.

Dai documenti dell’epoca si possono ipotizzare, a grandi linee, i tempi di esecuzione del palazzo: il progetto dovrebbe risalire alla fine del 1355; i lavori di costruzione iniziarono, grazie ad ingenti finanziamenti, all’inizio del 1356; in un primo momento procedettero molto rapidamente, invece nel 1357 si ebbe un notevole rallentamento a causa delle difficoltà economiche di Niccolò, alla sua morte i lavori si fermarono e l’edificio rimase incompiuto.

Nelle sue lettere si trovano notizie fondamentali per l’attribuzione dell’opera architettonica e per la ricostruzione dell’impianto originario della Certosa, tra queste: l’incarico di fra Jacopo Passavanti alla sovrintendenza dei lavori, la descrizione del palazzo, il progetto del grande giardino di pertinenza all’edificio. Proprio in questo periodo, il frate domenicano Jacopo Passavanti era impegnato alla sovrintendenza dei lavori per l’ampliamento di parte del complesso di Santa Maria Novella, la cui realizzazione era affidata a fra Jacopo Talenti da Nipozzano, architetto molto conosciuto nella Firenze trecentesca per le sue ardite realizzazioni. L’ipotesi di attribuzione del palazzo a questo abile architetto è sostenuta oltre che dall’osservazione delle varie analogie costruttive che sussistono tra l’architettura del palazzo e quella dei locali da lui realizzati a Santa Maria Novella, anche da varie notizie storiche che comprovano i suoi legami con la famiglia Acciaioli, che più volte si servì di lui.

Il fabbricato, sia per la fisionomia delle sue strutture che per il materiale con cui fu realizzato, assume l’aspetto di un fortilizio. Questa sua caratteristica doveva essere ancora più accentuata nel XIV e agli inizi del XV secolo, quando era praticamente isolato dagli altri edifici del complesso monastico: sul lato meridionale, prospiciente la Via Cassia, le celle dei monaci rimanevano molto arretrate rispetto ai bastioni esterni, e la Cappella di Santa Maria ancora non era stata realizzata. Più o meno lo stesso effetto doveva suscitare se veniva guardato il prospetto dalla parte dell’entrata: è lecito supporre che gli edifici vicino all’entrata fossero più bassi di quelli odierni, e, anche se non conosciamo con precisione la conformazione dello spiazzo della chiesa, dai documenti si sa che questa aveva una facciata molto più bassa di quella attuale e più arretrata rispetto agli edifici circostanti. Solo posteriormente fu annesso agli edifici conventuali in modo tale che la chiesa si venisse a trovare al centro della planimetria del complesso.

L’accentuato isolamento dell’edificio, garantito anche dalla presenza di un grande giardino che si sviluppava tra i bastioni e le celle, era stato uno dei motivi grazie ai quali l’Ordine certosino aveva concesso il permesso per la sua edificazione, visto che era rigorosamente vietata la presenza di costruzioni laiche o estranee agli edifici monastici nelle vicinanze della clausura. Questo però fu anche uno dei motivi che spinse la comunità di monaci a modificare le altimetrie degli edifici principali, in modo da distogliere l’attenzione da una costruzione che non rivestiva alcuna importanza nell’ambito del complesso monasteriale.

Il palazzo dell’Acciaioli subì notevoli modifiche nel corso dei lavori di costruzione del piazzale. Infatti, fino a quel momento, non aveva subito grossi interventi, ma solo quelli necessari alla sua manutenzione e funzionali al suo adattamento a stalla e granaio del monastero. Dopo il 1575 venne portata a termine la sistemazione del piazzale della chiesa, e per esigenze estetiche, venne abbattuto il muro esterno dell’edificio poiché avrebbe attraversato trasversalmente la nuova corte rendendola asimmetrica rispetto alla nuova facciata della chiesa. Da questo momento il grande piazzale univa e armonizzava gli edifici monastici con il palazzo e con la foresteria.

Il palazzo del fondatore è l’unica parte della Certosa che ha mantenuto i caratteri formali originari. Infatti i locali più importanti, come ad esempio la chiesa, sono stati rimaneggiati nel corso dei secoli successivi. Il palazzo ha riacquistato, invece, dopo i restauri condotti dalla Soprintendenza tra il 1955 e il 1962, la sua bellezza e i suoi caratteri legati alla tecnica costruttiva gotica. Il piano terreno è costituito da quattro saloni ed è situato ad un livello inferiore rispetto a quello della chiesa, il salone più interno si estende fino sotto al grande piazzale. Il piano superiore, dove è collocata la pinacoteca, si affaccia sul piazzale ed è di superficie inferiore a causa delle ingenti modifiche che subì nel XVI secolo.

Le volte delle sale al livello inferiore, realizzate con mattoni posati di coltello, mostrano l’abilità e la perizia del progettista che utilizzando volte a crociera a sesto acuto o ribassato, a seconda delle necessità strutturali, riuscì a coprire campate di grandezza diversa con volte della stessa altezza su cui venne realizzato il solaio del piano superiore.

Il carattere fondamentale degli ambienti è l’essenzialità e la linearità. Gli elementi decorativi sono molto semplici e sobri: i capitelli e i peducci non hanno particolari elementi decorativi, i pilastri e i semipilastri sono di pianta pressoché quadrata e rettangolare, le porte e le finestre sono inquadrate da grossi blocchi squadrati di pietra forte grigia.

Purtroppo questa parte di edificio non è accessibile. A causa dell’alluvione del 1966 i saloni furono adibiti a laboratorio di restauro e magazzino per i libri del Gabinetto Viesseux. Attualmente sono in fase di retauro.