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Certosa di Firenze

Pinacoteca: piano superiore del Palazzo Acciaioli

Interno del primo salone

Il piano superiore del Palazzo Acciaioli, posto alla stessa quota della chiesa e del piazzale, è di dimensioni notevolmente minori rispetto al piano inferiore, è costituito da due soli saloni, adibiti, dopo i restauri degli anni cinquanta, a pinacoteca, dove vennero collocate varie opere d’arte appartenenti al patrimonio artistico della Certosa oppure qui trasferite dalle autorità competenti.

Questo livello è rimasto incompiuto, per quanto riguarda la copertura e parte delle murature, a causa della morte del finanziatore. Fu portato a termine solo nel 1385, per volere della comunità certosina, che si preoccupò di rendere agibile l’edificio, realizzando le parti di muratura mancanti e la copertura. Dopo questi lavori, il palazzo, progettato come residenza fiorentina del ricco banchiere, entrò a far parte degli edifici di servizio della Certosa e fu utilizzato fin dalla fine del trecento per le sue esigenze agricole.

Al primo salone si accede tramite la scala cinquecentesca esterna, che conduce anche all’entrata del piazzale e del monastero. Le murature trecentesche sono quelle verso l’esterno (entrando alla destra del visitatore), la muratura verso il piazzale risale al 1545 ed ha uno spessore notevolmente ridotto rispetto a quelle più antiche.

Sulle pareti trecentesche sono posizionati dei semipilastri incompiuti, realizzati in pietra forte. L’arch. Morozzi, che eseguì i restauri negli anni cinquanta, utilizzò questi elementi architettonici per poggiarvi le capriate in legno del nuovo tetto. Oltre a varie nicchie ricavate nel grosso spessore delle murature, si notano vicino alle finestre i vani di alloggio di tre camini, che erano stati preparati per volere di Niccolò Acciaioli che voleva rendere più maestosa e accogliente la sala principale della sua residenza.

In questo primo salone dominano gli affreschi realizzati dal Pontormo nel 1523-25 per decorare il chiostro dei monaci, e qui collocati negli anni 1955-56 per evitare il degrado causato dalla loro esposizione agli agenti atmosferici e all’umidità.

Pontormo, Orazione nell'Orto

Si tratta del Ciclo della Passione composto da : Orazione nell’orto, Cristo davanti a Pilato, Salita al Calvario, Compianto e Resurrezione. La disposizione degli affreschi nel loggiato del chiostro era la seguente: Cristo davanti a Pilato nell’angolo sud ovest del lato occidentale, Orazione nell’orto nell’angolo sud ovest del lato meridionale, Salita al Calvario nell’angolo sud orientale del lato orientale, Compianto e nell’angolo nord orientale del lato settentrionale, Resurrezione nell’angolo nord occidentale del lato settentrionale. A queste scene, per completare il ciclo, dovevano aggiungersi l’Inchiodamento alla Croce e la Deposizione, delle quali si conservano i disegni agli Uffizi.

Ludovico Cigoli, Orazione nell'Orto

Il Pontormo si trasferì alla Certosa a causa dello scoppio dell’epidemia di peste nel 1523. La solitudine e lo spirito ascetico che il pittore avvertiva nel monastero e le richieste dei certosini, avviarono il Pontormo verso quella che sarà una svolta decisiva nella sua pittura: l’abbandono dello stile bucolico e naturalistico di Poggio a Caiano e il passaggio da soggetti mitici e profani a rappresentazioni religiose di tipo drammatico.

I cicli del Pontormo alla Certosa, come del Rosso a Volterra, coincidono con la diffusione delle idee della Riforma e delle dottrine di Erasmo, che determinarono l’affermarsi nel primo manierismo di certe suggestioni antiretoriche, antinformali e anticlassiche. Negli affreschi di Certosa infatti le forme si alterano, si ampliano e si scarnificano; gli occhi incavati delle figure assumono espressioni attonite e spaventate, una forte tensione caratterizza tutte le scene.

Sempre in questa sala sono disposti, oltre al Crocifisso ligneo (arte toscana del primo decennio della seconda metà del XIV secolo), i seguenti quadri: Ritratto di Niccolò Acciaioli di pittore della Scuola fiorentina della 2ª metà del XVI secolo; Risurrezione di Jacopo Chimenti detto l’Empoli (1551-1640), Deposizione di pittore nordico della fine del XVI secolo; Discorso della Montagna di Jacopo Chimenti detto l’Empoli; Cammino al Calvario di Giovanbattista Naldini (1537-1591); Cristo davanti a Pilato di Jacopo Ligozzi (1547-1626); Orazione dell’orto di Ludovico Cardi detto il Cigoli (1559-1613); Cena di Emmaus di Jacopo Chimenti detto l’Empoli.

Anche nel secondo salone le murature verso il piazzale sono cinquecentesche, come il portico, costruito per creare la simmetria con la foresteria.

Sopra quest’ultima sala è stato realizzato dall’arch. Morozzi una copertura piana in cemento armato, internamente rivestita in legno scuro; con questo tipo di soluzione è stato possibile eliminare i pilastri che, posizionati al centro della sala, sorreggevano il vecchio tetto.

I quadri che sono disposti in questa sala sono: Martirio di S. Andrea di Cosimo Gamberucci (1560/65-1621); L’Angelo Custode di Giovanni Bilivert (1576-1644); Il Beato Rasore Cesorio certosino fugge il demonio di Scuola toscana della 1ª metà del XVII secolo; S. Caterina da Siena di Bernardino Mei (1610-1676); e le tele di Orazio Fidani (1610-1656) che rappresentano: S. Giovanni, S. Gregorio Magno, S. Girolamo, S. Agostino, S. Ambrogio, S. Matteo, Elemosina di S. Lorenzo e la Glorificazione di S. Bruno.