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Certosa di Firenze

Spiritualità certosina

Il monachesimo certosino nacque in un periodo in cui si avvertiva, con maggiore insistenza, l’esigenza di una riforma monastica nel più ampio contesto di una riforma ecclesiastica. Infatti, durante la dominazione longobarda, i monasteri divennero fondazioni con precisi fini strategico-politici e cominciarono ad essere considerati alla stregua di ogni altro cespite economico per il fondatore, che ne acquistava la piena e incondizionata disponibilità. Molti monasteri, specialmente i maggiori, assunsero gradualmente la fisionomia tipica degli stati feudali.

L’eccessiva ingerenza secolare all’interno del monastero compromise, per molti aspetti la stessa vita religiosa e, a partire dall’VIII secolo, i monaci cominciarono ad avvertire due fondamentali esigenze: aspirazione alla libertà attraverso l’esenzione e il desiderio di un rinnovamento spirituale attraverso la riforma.

Il rinnovamento spirituale si attua inizialmente con Cluny (909) e successivamente con la forte esigenza eremitica sperimentata un po’ in tutta Europa, e soprattutto in Francia. Tra gli innumerevoli movimenti eremitici avranno grande fortuna i Certosini, fondati nel 1084 in Francia, e i Camaldolesi, risalenti al 1012 in Italia. La contemporanea ondata di riforma cenobitica si concretizzerà prevalentemente con i Vallombrosani nel 1036 e con i Cistercensi nel 1098.

Maniera del Guercino, San Bruno

L’Ordine Certosino nasce storicamente nell’estate del 1084, quando san Bruno, tenace difensore dell’integrità morale dei pastori della Chiesa, guidò un piccolo gruppo di monaci nella parte più impervia delle Alpi del Delfinato e qui fondò il primo eremo.

Il primo testo, Consuetudines Cartusiæ, in cui vengono enumerate le regole dell’Ordine fu redatto da Guigo I, tra il 1121 e il 1128, su richiesta di Ugo vescovo di Grenoble. Fino ad allora non era stata scritta alcuna regola in quanto, come scrive Guigo I all’inizio del testo, “credevamo, cioè, che nelle lettere di san Girolamo, nella regola di san Benedetto come pure negli altri scritti autentici sia contenuto tutto ciò che noi siamo soliti praticare nella nostra osservanza religiosa; e d’altronde non ci ritenevamo neppur minimamente degni di poter o dover compiere una simile impresa.”

Nelle lettere di san Bruno erano già contenuti i caratteri fondamentali delle regole di vita abbracciate: reale solitudine eremitica, intensa comunione fraterna e vigilanza perseverante tesa all’incontro con il Signore. In questi scritti si delinea chiaramente la doppia polarità della vita certosina e il suo radicale riferimento teologico. La solitudine certosina è necessaria per l’attesa di Dio: il certosino è un uomo che accetta di vivere totalmente per Dio, condividendo concretamente la fatica e la gioia di tale attesa con gli altri fratelli eremiti. Il silenzio, i digiuni, le osservanze e la solitudine sono i mezzi tramite i quali giungere alla purezza del cuore che permette di unirsi a Dio. La vita eremitica certosina non è inferiore o più facile di quella condotta dai primi anacoreti, ma viene resa più sicura dalla presenza dei fratelli conversi che si occupano delle necessità quotidiane della comunità, in modo che i padri eremiti possano dedicarsi totalmente a Dio, senza avere distrazioni esterne.

La vita cenobitica è ugualmente importante in quanto, secondo gli insegnamenti di Cristo, non si può separare l’amore per Dio dall’amore per il prossimo, l’uno e l’altro si approfondiscono insieme; quindi, come ogni vita cristiana, la vita certosina implica anche una dimensione fraterna. La celebrazione della Liturgia diventa, in questa ottica, il momento più importante della vita cenobitica, in quanto, come viene precisato negli Statuti, «…quando ci raduniamo per l’Eucaristia l’unità della famiglia trova il suo perfetto compimento nel Cristo presente e orante», e stabilisce tra i fratelli una completa comunione. Il certosino vive i momenti di vita cenobitica come una rinuncia a se stesso per i suoi fratelli. La comunità di una certosa diventa per i monaci il segno concreto e immediato della loro appartenenza alla Chiesa Universale.

In questo contesto si inserisce anche una profonda devozione verso Maria, considerata Madre particolare dei certosini in quanto tramite tra Dio e l’uomo, e verso Cristo crocifisso, come supremo simbolo di amore: il figlio di Dio, per amore nei confronti degli uomini offre in sacrificio se stesso.

L’Ordine Certosino, fedele ormai da più di nove secoli all’itinerario spirituale tracciato da san Bruno e dai suoi compagni, è interamente dedito alla pura contemplazione divina, attuata in un clima di solitudine e silenzio alternati da intensi momenti di vita comunitaria.