La storia

    La storia dell’Abbazia vede una lunga e operosa presenza dei monaci nei secoli. Sul territorio contermine si sviluppa la cura agricola e bonificatoria; ma sull’intera area dell’Italia settentrionale lavora il seme religioso, che realizza l’apertura di un gran numero di dipendenze, maschili e femminili (almeno venti) sino alla lontana laguna veneta. Nel parmense sono ben note le abbazie monumentali di Fontevivo e di S. Martino in Val Serena.

    I fatti civili, da parte loro, hanno inciso non lievemente sulla vicenda della comunità cistercense. Nel 1214 è registrata una prima grossa depredazione militare. Il 15 giugno 1248 Federico II di Svevia, sconfitto presso Parma da Gilberto IV da Correggio, porta il suo esercito a Chiaravalle e dopo aver ucciso diversi monaci saccheggia e incendia il monastero. In una nicchia dell’angolo orientale del chiostro una lapide ricorda il lontano eccidio.

    Nel 1444 l’Abbazia, benché benemerita per le grandi attività religiose, scientifiche, letterarie e agronomiche, fu purtroppo concessa in commenda. L’istituto della «commenda» consisteva nell’assegnazione del titolo formale di abate a illustri personaggi, i quali vivevano lontani dal monastero ma ne incameravano le cospicue rendite. Tuttavia il complesso degli edifici si ampliò notevolmente anche dal secolo XVI al XVIII, fino a che due decreti napoleonici, nel 1805 e nel 1810, confiscarono i beni e soppressero l’istituzione. I religiosi vennero allontanati; l’archivio, la biblioteca e gli arredi vennero dispersi; i mille ettari di terreno e i fabbricati divennero proprietà degli Ospedali Civili di Piacenza. Sino al 1937 rimase soltanto un’esigua cura spirituale per la gente del luogo nella persona di un abate-parroco del clero secolare, mentre l’insigne monumento fu esposto ad ogni genere di usi e abusi.


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