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Missione pastorale in Brasile

del Vescovo mons. Luciano Monari
(dal 10 luglio al 3 agosto 1996)

Venerdì, 12 luglio 1996
Salvador di Bahia
Casa di ritiro Figlie della Chiesa

Celebrazione Eucaristica

Letture: Osea 14, 2-10; Salmo 50; Matteo 10, 16-23.

Omelia

L’insegnamento sulla dimensione dell’annuncio del Vangelo vale anche per la nostra vita. Dice il Vangelo: «Ecco: io vi mando come pecore in mezzo ai lupi» (Mt 10, 16a) . Allora, se siamo “pecore in mezzo ai lupi”, perché ci manda? È meglio che la missione non si compia, perché non dice: sarete come pecore in mezzo ai lupi; ma dice: «vi mando come pecore in mezzo ai lupi». Vuol dire che c’è una volontà esplicita del Signore che comprende quest’esperienza evidentemente di pericolo, perché le pecore in mezzo ai lupi non stanno molto tranquille e né molto bene. Ma il motivo è nato all’inizio del discorso della missione. È troppo importante la missione e l’annuncio del Vangelo per toglierla anche di fronte ai pericoli. Sarà un cammino pericoloso ma si gioca qualche cosa per cui vale anche la pena di rischiare.

Naturalmente nel rischio che avrete da affrontare: «siate prudenti come i serpenti (quindi furbi), ma semplici come le colombe» (Mt 10, 16b). Vuol dire: consapevoli del pericolo e quindi attenti ad evitarlo, ma senza che questo comporti una doppiezza. La “semplicità delle colombe” vuol dire: non dovete alterare il vostro comportamento in modo da diventare ambiguo e non chiaro nell’annuncio del Vangelo. Questa semplicità vi è necessaria, voi non la potete omettere per nessun motivo anche se potete e dovrete essere intelligenti, attenti e furbi come i serpenti. Non ponetevi davanti, come ideale, quello dell’essere perseguitato, però mantenete la chiarezza e la semplicità al Vangelo, anche se questo comporterà sofferenze o persecuzioni.

Guardatevi dagli uomini, perché vi consegneranno ai loro tribunali e vi flagelleranno nelle loro sinagoghe; e sarete condotti davanti ai governatori e ai re per causa mia, per dare testimonianza a loro e ai pagani (Mt 10, 17-18).

“Guardatevi dagli uomini”, allora vuol dire che dobbiamo mantenere un atteggiamento sospettoso e stare lontani dalla gente? Questo evidentemente sarebbe in contrasto con il discorso di missione in quanto tale. Il discorso di missione vuol dire: andate in mezzo a tutti, anzi in mezzo alla gente anche se questo comporterà dei rischi, anche se sarete come pecore in mezzo ai lupi. Allora, che cosa vuol dire: «guardatevi dagli uomini»? Credo che voglia dire di non illudersi di trovare presso gli uomini la vostra sicurezza, speranza e salvezza; insomma, non trasformare l’annuncio del Vangelo in una ricerca di sicurezza mondana. La sicurezza, gli uomini non te la danno, ma l’avete solo in Dio.

Al contrario gli uomini diventeranno e potranno diventare per voi motivo di sofferenza e di giudizio: «Vi consegneranno ai tribunali e vi flagelleranno nelle loro sinagoghe»; non per questo li dovete solo evitare. «Maledetto l’uomo che confida nell’uomo… e benedetto l’uomo che confida nel Signore» (Ger 17, 5a.7a). Sembra che il Signore dica: non vorrei che un domani vi trovaste di fronte a delle amare sorprese, perché avendo sperato di ottenere presso gli uomini il successo e il riconoscimento, perché a loro state portando qualche cosa di bene e di buono e di grande, ed invece vi troviate rifiutati, esclusi e perseguitati. Dovrete sapere in anticipo che questo potrà accadere. D’altra parte quando questo accadrà non avvilitevi. Al contrario si realizzerà esattamente la vostra missione, perché quando «sarete condotti davanti ai governatori e ai re per causa mia, potrete dare testimonianza davanti a loro e ai pagani». Quindi anche il processo pubblico davanti ad un tribunale pagano non è da considerare come una sconfitta ma come una sans, come un’opportunità perché davanti al tribunale potrete rendere testimonianza, e alla fine non interessa nient’altro.

Che cos’è che voi cercate? Il successo, la ricchezza, gli onori? No, cercate di testimoniare il Vangelo. Se potete testimoniare il Vangelo, siate contenti così, anche se questa sarà in galera o in tribunale e vi creerà delle sofferenze, però non toglie affatto la vostra missione e identità di testimoni del Signore.

E quando vi consegneranno nelle loro mani, non preoccupatevi di come o di che cosa dovrete dire, perché vi sarà suggerito in quel momento ciò che dovrete dire: non siete infatti voi a parlare, ma è lo Spirito del Padre vostro che parla in voi (Mt 10, 19-20).

Quindi di fronte alla persecuzione o al pericolo non dovete preoccuparvi di difendervi. La vostra attenzione e scopo, non è difendere voi stessi, ma quello che a voi deve stare in cuore, è annunciare il Vangelo e nient’altro. Se vi sarà problema di difesa, la responsabilità se lo assume il Signore; è Lui che è preoccupato e impegnato e ha il sacrosanto dovere di difendervi; quindi, la difesa della vostra vita non appartiene a voi, ma a Lui. A voi appartiene l’annuncio e la testimonianza del Vangelo. In questo scambio di parti sta esattamente la dimensione della fede. Dio diventa così significativo e rilevante che vi esonera dall’atteggiamento istintivo dell’uomo dell’autodifesa. Nella prospettiva della fede, questo atteggiamento psicologicamente istintivo, viene affidato al Signore, perché c’è un altro compito che diventa il vostro, l’unico che definisce tutta la vostra vita.

Il fratello darà a morte il fratello e il padre il figlio, e i figli insorgeranno contro i genitori e li faranno morire. E sarete odiati da tutti a causa del mio nome; ma chi persevererà sino alla fine sarà salvato (Mt 10, 21-22).

Vuol dire: anche i legami più stretti e le sicurezze più istintive e immediate, potranno essere sciolte e cancellate. Potrete avere delle difficoltà o delle persecuzioni o dei rifiuti, anche in casa vostra dove la fiducia viene più istintiva, immediata e facile. Sarete odiati da tutti ma per fortuna a causa del mio nome e non per altri motivi, non perché siete in lotta contro dei nemici o cose di questo genere, ma solo “a causa del mio nome”.

D’altra parte di fronte a quest’esperienza si gioca il senso ultimo della vostra vita: «chi persevererà sino alla fine sarà salvato». Cioè chi sarà capace:

  • di portare il peso del tempo, delle persecuzioni e delle difficoltà, senza lasciarci schiacciare;
  • di custodire anche in quest’esperienza di persecuzione la sua speranza e fiducia nel Signore e la sua dedizione all’annuncio del Vangelo;
  • chi non cambierà niente nella sua scelta a motivo degli ostacoli che dovrà incontrare; questi alla fine sarà salvato.

Quindi, quello che vi è chiesto, è quello non di non avere paura psicologicamente della persecuzione o di non tremare di fronte ad una minaccia o di non soffrire per il distacco o per un rifiuto da parte di persone che abbiamo vicino; tutte queste cose vengono e sono inevitabili perché fanno parte della nostra debolezza umana. Ma quello che è chiesto, è di non cambiare niente nelle scelte fondamentali di vita di annuncio del Vangelo; da tutte queste esperienze che l’annuncio del Vangelo rimanga lo scopo unico della vita.

E finalmente una parola di consolazione:

Quando vi perseguiteranno in una città, fuggite in un’altra; in verità vi dico: non avrete finito di percorrere le città di Israele, prima che venga il Figlio dell’uomo (Mt 16, 23).

Vuole dire: la persecuzione potrà essere forte e anche estesa ma non sarà totale, non sarà tale da scardinare l’esistenza della fede in mezzo agli uomini, ci sarà sempre qualche posticino, magari piccolo, dove vivere, rimanere e annunciare la fede. Non ci saranno delle situazioni così tragiche e così gravi da impedirvi anche quest’ultimo compito dell’annuncio del Vangelo, in qualche posto sarà sempre possibile annunciare il Signore.

Dicevo, la legge della missione così come Gesù l’ha pensata e inventata, è la stessa che dobbiamo continuare a realizzare e a vivere. Questa centralità dell’annuncio del Vangelo evidentemente non è una cosa facile, alla quale tutti i vescovi sono subordinati, che diventa lo scopo ultimo della nostra vita e che fonda la perseveranza. Questo richiede una fede molto grande, una capacità di distacco da noi stessi e di rinuncia a fare tutte le rivendicazioni della nostra vita che non è facile. Ma proprio per questo la Parola di Dio ce la mette davanti e noi ci siamo messi in un atteggiamento di ascolto della Parola del Vangelo. Perché, a forza di ascoltare queste parole, il Signore costruisca dentro ai nostri cuori una grande fedeltà e perseveranza e soprattutto perché questo ve l’annuncia il vostro Vescovo: la consapevolezza di quanto grande sia il compito e la consegna di donare il Vangelo agli uomini.

* Documento rilevato dalla registrazione, adattato al linguaggio scritto, non rivisto dall’autore.