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Chi di voi è senza peccato scagli la prima pietra

29 marzo 1998

Parola di Dio della Domenica. Documento rilevato dal settimanale diocesano “Il Nuovo Giornale” del 28 marzo 1998.

Liturgia V Domenica di Quaresima anno C: Isaia (43, 16-21); Filippesi (3, 8-14); Giovanni (8, 1-11).

L’episodio del Vangelo di oggi ci aiuta a vivere meglio il presente della salvezza. Il racconto è costruito accuratamente. Immaginiamo la scena: un cerchio di scribi e farisei che accusano; al centro Gesù e, accanto a lui, una donna sorpresa in adulterio. Scribi e farisei pongono a Gesù una domanda riguardo alla donna; non parlano alla donna (non è degna di essere presa in considerazione) ma solo della donna. Gesù risponde a loro, poi si rivolge direttamente all’adultera: prima parla con lei degli altri; infine le rivolge la parola decisiva di perdono.

Anzitutto il dialogo tra scribi e farisei e Gesù. Sembra che l’argomento riguardi la legge di Mosè (quindi la comprensione della volontà di Dio), ma Giovanni nota che questo è solo un pretesto. Il vero interesse dei giudei è accusare Gesù; si servono di una questione teologica per mettere in difficoltà il loro avversario. Non è forse colui che accoglie i peccatori e mangia a tavola con loro? Non vuole in questo modo manifestare la misericordia infinita di Dio? Si misuri allora con la legge mosaica e prenda posizione; si vedrà, allora, che Mosè è dalla parte dei farisei e che Gesù segue una via arbitraria col suo comportamento.

«Ma Gesù, chinatosi, si mise a scrivere col dito per terra». Non risponde; prende tempo? Forse, ma soprattutto dà tempo; dà ai suoi avversari il tempo di riflettere su se stessi, di chiarire a se stessi il senso di quello che stanno facendo. Se sono onesti, sinceri, capiranno che stanno strumentalizzando la legge di Dio per affermare se stessi, che la usano come un mezzo per stringere alle corde un loro avversario.

E siccome insistevano nell’interrogarlo… Non hanno approfittato del silenzio per guardarsi dentro; Gesù allora li invita esplicitamente: «Chi di voi è senza peccato, scagli per primo la pietra contro di lei». Adesso è chiaro: debbono guardarsi dentro, debbono vagliare il proprio cuore, sentimenti e desideri; solo così parole e azioni potranno essere autentiche.

«Ma quelli, udito ciò, se ne andarono uno per uno, cominciando dagli anziani fino agli ultimi». Finalmente hanno capito; nasce in loro una consapevolezza migliore: l’uomo che accusa è condotto a vedere se stesso come destinatario dell’accusa: «non condannare perché non t’accada d’essere condannato a tua volta».

«Rimase solo Gesù con la donna là in mezzo». La miseria e la misericordia, commenta stupendamente sant’Agostino; ed è proprio qui il senso del brano. All’inizio era un cerchio di accusatori e al centro un’accusata vicino a Gesù; al termine, il cerchio degli accusatori si è dissolto e rimangono solo la peccatrice e il profeta del perdono. Questa è la verità sull’uomo: «Tutti hanno peccato e sono privi della gloria di Dio». Dovremo abbandonarci all’avvilimento? No! perché tutti «sono giustificati gratuitamente per mezzo della redenzione realizzata da Cristo Gesù» (Rm 2, 23s). Gesù è il segno della misericordia di Dio per i peccatori; guai a chi, illudendosi di essere giusto, contesta il perdono che Gesù offre; in questo modo, infatti, verrebbe a trovarsi in una condizione di peccato insuperabile proprio perché non riconosciuto.

Non peccare più

L’ultimo dialogo è tra Gesù e la donna. Nessuno è stato in grado di condannarla perché tutti erano peccatori. Potrebbe condannarla Gesù, il giusto. E invece lui, segno della santità infinita e incorruttibile di Dio, perdona: «Neanch’io ti condanno; và e d’ora in poi non peccare più». Il senso di queste parole è duplice: esse sono un comando (non devi peccare più) e nello stesso tempo un dono (ti dono la forza di non peccare più). Il perdono di Dio è così; non solo cancella il passato, ma crea un futuro nuovo e migliore, apre nuove possibilità e strade.

† Luciano Monari
Vescovo di Piacenza-Bobbio