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Messaggio pasquale del vescovo

La resurrezione di Cristo: evento unico e definitivo

Sabato 22 Aprile 2000

Fonte quotidiano piacentino “Libertà” in prima pagina.

Il vescovo Luciano Monari «La morte di Gesù è sogno che la sua obbedienza a Dio è stata acme riserve e senza limiti. Proprio per questo Dio lo ha risuscitato dai morti. Il Cristo risorta non muore più, la morte non ha più potere su di lui»

La Pasqua viene Celebrata la domenica dopo il primo plenilunio di primavera. Naturale, perciò, che venga associata col senso della novità, della nascita, del nuovo inizio. La primavera richiama proprio questo: la vita che si dilata dopo la contrazione arida dell’inverno. Possiamo vedere in questa prospettiva anche la festa cristiana di Pasqua? “Cristo è risorto”; ripete l’annuncio pasquale. E qualcuno pensa che questo messaggio sia equiparabile a un’affermazione come: «La vita è risorta!” Nella mitologia greca si conosce Persefone, dea che, vive alcuni mesi nel regno dei morti e alcuni mesi di nuovo sulla Terra, quasi a ripetere ogni anno una triste scomparsa e una stupenda «resurrezione». Si può interpretare la Pasqua cristiana su questo sfondo religioso generale?

Le differenze sono troppe. Anzitutto i cristiani proclamano la resurrezione in riferimento a un uomo concreto, vissuto in un luogo preciso (la Palestina) e in un tempo preciso (il tempo di Augusto e di Tiberio). Gesù di Nazaret è uomo la cui esistenza si colloca dentro alla realtà concreta della storia e non può quindi essere ridotto simbolo di una realtà della natura (simbolo della primavera che rinasce; ad esempio).

In secondo luogo la risurrezione di Gesù si lega strettamente con il fatto storico della sua morte in croce: è il crocifisso colui del quale i credenti annunciano la resurrezione. È significativo che nelle sue apparizioni, il risorto porti evidenti i segni della Passione quasi a dire che la sua morte non è un incubo del passato da dimenticare, ma una dimensione essenziale che permane anche nel mistero della resurrezione. E si comprende il perché: la morte di Cristo in croce è segno che la sua obbedienza a Dio è stata senza riserve e limiti; è dimostrazione, nello stesso tempo, che il suo amore per gli uomini è stato senza riserve e senza limiti. Proprio per questo «Dio lo ha risuscitato dai morti» (At 13, 30).

Così la resurrezione di Gesù è un unicum; non uno dei tanti eventi di nuovo inizio che accompagnano la storia dell’uomo; ma l’unico caso di una resurrezione che sia ingresso in una condizione di esistenza nuova e definitiva. Detto con le parole di San Paolo: «Il Cristo risorto non muore più, la morte non ha più nessun potere sopra di lui. Per quanto riguarda la sua morte, egli è morto al peccato una volta per tutte; ora invece per, il fatto che egli vive, vive per Dio» (Rm 6, 9-10). Esiste dunque un uomo – Gesù di Nazaret è e rimane realmente e perfettamente uomo – sul quale la morte non esercita più nessun potere; c’è un’esistenza inserita in questo mondo ma che è entrata nel mondo di Dio, è diventata eterna. Quello che la fede della Chiesa afferma non è un fenomeno regolare, che si ripete a intervalli (come i fenomeni della natura, secondo diversi cicli), ma un evento nel quale la potenza di Dio che dà vita si è manifestata in un modo unico e definitivo.

Forse la domanda corretta diventa: perché in Lui? Perché proprio in Gesù Dio ha operato in questo modo? E la risposta della fede è: perché Gesù è figlio di Dio e ha saputo trasformare la sua esistenza umana in obbedienza senza riserve al Padre o, che è lo stesso da un altro punto di osservazione, ha saputo trasformare tutta la sua esistenza umana in amore oblativo verso gli altri.

Si è compiuta in Gesù la promessa che Lui stesso ha fatto: «Chi tiene con grettezza la sua vita per se stesso la perde; chi, invece, la dona generosamente finisce per trovarla». In questo senso Gesù Cristo è il primo risorto di tra i morti, non l’unico. La sua resurrezione sta davanti a noi non come un grande prodigio da ammirare, ma come un’esistenza compiuta da ricreare in noi. Dice la Lettera agli Ebrei che Gesù «reso perfetto (attraverso la perfetta obbedienza a Dio e il perfetto amore agli altri) divenne causa di salvezza eterna per tutti coloro che ubbidiscono ai suoi comandi» (Eb 5, 9).

Esiste quindi, nella fede cristiana, un cammino che conduce all’immortalità; consiste nell’assumere con amore il mistero della vita e della morte e nell’affidarsi alla fedeltà di quel Dio che risuscita i morti e chiama all’esistenza le cose che non sono.

† Mons. Luciano Monari,
Vescovo di Piacenza-Bobbio