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I Cistercensi

Arte

Il progresso sorprendente della cultura dell’undicesimo secolo nel mondo occidentale era segno esplicito dell’emergere di una civiltà nuova. È possibile rintracciarne le radici nell’antichità classica ed anche nel mondo orientale, ma la sintesi operata tra gli ideali ad essi ispirati era tipica della nuova generazione medioevale. L’abilità raggiunta nell’espressione di sé acquistò ben presto tale spontaneità, naturalezza e perfezione che l’arte dell’epoca superò l’imitazione passiva per divenire il primo grande stile del Medio Evo: il Romanico.

Cluny, con la sua rete estesa di case-figlie, dove la liturgia eseguita con cura e magnificenza costituiva il centro della vita monastica, divenne la promotrice entusiasta della diffusione del nuovo tipo di architettura delle chiese, il cui obiettivo era di creare le condizioni ambientali il più possibile degne per gli uffici liturgici quasi ininterrotti e sempre solenni. Altro fattore significativo per lo sviluppo del nuovo stile fu la crescente popolarità dei pellegrinaggi. Monasteri che possedevano innumerevoli reliquie di santi, venerati in tutto il mondo, attraevano ogni anno migliaia di fedeli e di pellegrini; le chiese primitive, costruite per rispondere ai bisogni di piccole comunità, vennero, per cause di forza maggiore, rimodellate o sostituite da edifici spaziosi, adatti per accogliere le folle durante le celebrazioni festive. Dato che il numero delle donazioni e delle pie fondazioni aumentava in proporzione al numero dei visitatori, molti monasteri fecero ogni sforzo per abbellire chiese e santuari con l’ovvia finalità di attirare e deliziare i pellegrini. Una certa competitività si diffuse nei monasteri francesi, ed a partire dalla metà dell’undicesimo secolo le modeste cappelle vennero trasformate in splendidi santuari, dove si conservavano reliquiari di inestimabile valore. Contemporaneamente, qualsiasi superficie libera nell’immensa costruzione della Chiesa, pareti, portali, colonne, capitelli, e persino pavimenti venivano riccamente adornati con ornamenti simbolici molto elaborati, eseguiti ad intaglio o a pittura.

I monumenti ammirevoli, sorti dall’esuberanza e dall’inventiva dello spirito dell’Arte Romanica Francese, come le chiese monastiche di Vézelay, di Moissac, di Charlieu o di Saint-Gilles, suscitano ancora l’ammirazione sconfinata degli studiosi, ma non erano molto apprezzati dai primi cistercensi. L’inflessibile spirito di povertà, di semplicità e di separazione dal mondo, che prendeva le distanze dalla magnificenza della liturgia di Cluny, non poteva accogliere le manifestazioni delle decorazioni d’oro, d’argento o di pietra. Infatti, non c’era nulla di così estraneo alla mente dei monaci fondatori di Cîteaux, che amavano maggiormente la solitudine eremitica ed il silenzio che le folle dei pellegrini. Essi rigettavano d’istinto la ricerca del lucro che si celava in quella esibizione pomposa di bellezza e di splendore, fatta apposta per accattivare lo sguardo. Ed anche se i Cistercensi avessero avuto la tentazione di imitare i loro ricchi vicini, le opulenti abbazie benedettine, la povertà estrema e le durezze dei primi vent’anni della fondazione insegnarono certamente ai fondatori di Cîteaux ad accontentarsi di ciò che era indispensabile per sopravvivere.

Non è rimasto nulla delle costruzioni più antiche di Cîteaux. Ma non c’è dubbio che tanto la chiesa quanto il monastero vennero costruiti secondo lo spirito di severa austerità che caratterizzava, secondo la testimonianza dell’Exordium Parvum, la qualità dei paramenti liturgici, i mobili e gli arredi. È doveroso, dire, tuttavia, che durante il governo di Stefano Harding, tali norme erano soltanto la traduzione pratica degli ideali cistercensi di povertà e semplicità; là dove invece non era in gioco un valore materiale, ad esempio nel canto Gregoriano o nella scelta degli inni liturgici, il genio del grande Abate dava prova di profondo apprezzamento per tutto ciò, che aveva attinenza con la bellezza e col buon gusto. Dimostrazione lampante di quanto fosse lontano dalla mente degli Abati Alberico e Stefano il disprezzo dell’arte sono le pagine dei primi manoscritti cistercensi, eccezionalmente preziosi all’epoca per la bellezza e la minuzia delle miniature e delle iniziali. I quattro volumi della Bibbia di Stefano, terminati nel 1109, costituiscono uno dei tesori più belli delle miniature francesi di quel tempo. Quasi dello stesso valore della Bibbia, a livello artistico, è una copia dei Moralia in Job, portata a termine nello stesso scriptorium nel 1111. Le figure caricaturali abilmente disegnate rappresentano monaci al lavoro in circostanze diverse: mentre segano un albero, mentre raccolgono le messi o vendemmiano o tessono delle tele, oltre a gruppi di giullari o di cavalieri. Altri manoscritti eseguiti a Cîteaux verso il 1125 sono decorati allo stesso modo.

Come rilevava l’illustre paleografo Charles Ousel, lo stile e la tecnica di queste miniature sono molto diversi da quelli degli altri codici francesi contemporanei; sono più simili alle tecniche delle miniature inglesi. Egli suggerì persino l’ipotesi di una possibile relazione tra la famosa tappezzeria di Bayeux e i più antichi manoscritti cistercensi. È possibile che l’artista sia stato lo stesso Stefano Harding? In ogni caso, il giudizio degli esperti è che le miniature cistercensi costituiscono “un tesoro, fra i più antichi d’Europa”.

L’atteggiamento personale di san Bernardo si dimostrò decisivo anche per i principi che regolavano l’arte cistercense, come già era stato in tutti gli altri campi.

Il cambiamento ebbe luogo con la pubblicazione di uno dei primi trattati di Bernardo, l’Apologia (Apologia ad Guillelmum Abbatem), una brillante diatriba anche se non senza prevenzioni contro Cluny, scritta nel 1125. Il tema di questo saggio supera di molto la semplice contesa all’interno di una famiglia religiosa, ed è considerato ancora come tra i documenti più importanti – frequentemente citati e fraintesi – dell’estetica medioevale. Dopo aver rimproverato i Cluniacensi per la loro mancanza di temperanza quanto a cibo e a vestiti, Bernardo passa a criticare in modo tagliente il lusso degli edifici “… le altezze slanciate, le dimensioni stravaganti e l’ampiezza eccessiva delle chiese… le decorazioni dispendiose e le immagini da romanzo, che attirano l’attenzione di quanti entrano per pregare, e ne inaridiscono completamente l’unzione della devozione”. Ma, a ben guardare, egli limita le sue critiche solo alle chiese dei monasteri ed ammette invece l’importanza dell’arte in tutte le altre, costruite per i fedeli: I Vescovi hanno l’obbligo di prendersi cura dei dotti come degli ignoranti. Essi devono far ricorso alle decorazioni figurative per suscitare la devozione nel popolo carnale, che non è in grado di gustare le cose spirituali. Ma noi non apparteniamo più a questa categoria di persone”. La devozione dei monaci deve ormai essere plasmata dalla contemplazione e perciò ogni stimolo esterno, a giudizio di Bernardo, costituisce una distruzione più che una ispirazione.

Con la citazione di un altro paragrafo dell’Apologia, si può confutare l’opinione largamente diffusa secondo la quale san Bernardo sarebbe stato semplicemente insensibile di fronte al mondo e cieco davanti alla sua bellezza e all’arte: egli avrebbe disprezzato l’arte. Dopo aver descritto in modo ingegnoso, anche se sarcastico, l’insieme dell’arte decorativa cluniacense, egli concludeva: “Si trova tutt’attorno una tal sorprendente varietà di figure che si potrebbe agevolmente preferire fare la propria Lectio Divina nella contemplazione delle pareti che con la lettura di un libro. Si potrebbe trascorrere il giorno intero nell’ammirazione estatica di tutte queste cose, una per una, invece di meditare la legge di Dio”. Chi scriveva queste linee certamente avvertiva il fascino dell’arte, ma aveva contemporaneamente il coraggio di rinunciarvi per la ricerca della contemplazione di Dio.

Otto von Simson nel suo studio sulle Cattedrali Gotiche ha sostenuto la tesi che san Bernardo, ben lungi dall’essere nemico dell’arte, contribuì in modo notevole alla nascita del nuovo stile, ispirandolo dall’interno. La caratteristica saliente dell’architettura gotica, a suo giudizio, non consiste nelle sculture o nei dipinti, ma nell’uso della luce e nell’armonia degli elementi su cui poggia la struttura architettonica, costruita a partire da una misura perfetta espressa in formule geometriche. Gran parte di questa teoria era stata trasmessa fino al XII secolo dal trattato Sulla Musica di Sant’Agostino, che faceva eco a sua volta al misticismo pitagorico e neo-platonico, radicato su principi geometrici e numerici. Anche san Bernardo insieme ai membri della scuola della cattedrale di Chartres, fu portavoce autorevole del pensiero agostiniano.

La posizione di san Bernardo che emerge dalla sua Apologia, non era motivata da un supposto puritanesimo, ma dalla convinzione che la casa di Dio, il monastero contemplativo (paradisus claustralis) doveva essere costruito a immagine della Gerusalemme celeste, preannunciandone la luminosa armonia. A giudizio del Simson, gli architetti dei monasteri cistercensi non erano i soli a ricercare, nel corso della seconda metà del XII secolo, una misura perfetta basata su principi geometrici. L’abate Suger, quando progettava la chiesa di Saint-Denis, famoso prototipo dell’architettura gotica, si fondava sulla stessa teoria,. sotto l’influenza del suo intimo amico, san Bernardo. La stessa cosa sembra potersi affermare, continua il Simson, anche per gli altri due primi monumenti dell’arte gotica, la cattedrale di Sens e l’impareggiabile facciata della cattedrale di Chartres. In entrambi i casi gli architetti, l’Arcivescovo Enrico di Sens e il Vescovo Goffredo di Chartres, erano fedeli discepoli di Bernardo. Di conseguenza si può affermare abbastanza fondatamente che “il gotico primitivo venne ispirato da san Bernardo”.

Con il diffondersi dell’influenza di san Bernardo, i principi della sua Apologia divennero le norme dell’attività artistica cistercense e, dopo la morte di Stefano, essi vennero adottati liberamente dal Capitolo generale proibendo qualsiasi trasgressione all’austera semplicità. Così, dopo aver riaffermato le esigenze di semplicità che l’Esordium Parvum fissava per i paramenti liturgici e i vasi sacri, il Capitolo proibì che si eseguissero miniature per le iniziali e che si utilizzassero i colori nel ricopiare i manoscritti, bandi le rilegature eleganti o le decorazioni dispendiose dei codici e vietò le vetrate istoriate, le sculture ornamentali e gli affreschi, tanto nelle chiese quanto nei monasteri. Non si permise più di far scolpire i portali delle chiese e il Capitolo del 1157 riprovò l’applicazione di campanili di pietra; si permise soltanto la costruzione di una modesta torre di legno che potesse accogliere non più di due campane di misura ridotta. Nel 1218 venne proibita ogni pavimentazione ornamentale e il Capitolo del 1240 ordinò di togliere da tutti gli altari i dipinti che vi fossero stati collocati. Queste e molte altre analoghe proibizioni, limitarono le possibilità di espressione dei costruttori cistercensi, così che gli edifici realizzati nel corso dei secoli XII e XIII presentavano ovunque la stessa austera semplicità, caratteristica saliente dell’arte cistercense. I Cistercensi quindi, pur non avendo nessuna intenzione di sviluppare uno stile proprio, diedero origine a uno stile tipicamente cistercense, applicando con rigore i loro ideali spirituali all’arte e soprattutto all’architettura. Nessun altro ordine religioso giunse mai a dare origine a una scuola d’arte comparabile a quella cistercense, per caratteristiche così notevoli ed uniformi.

Tutti i primi edifici cistercensi erano costruiti in legno; però, non appena le risorse economiche lo permisero, vennero ricostruiti in pietra. Le prime costruzioni di legno furono erette dai fondatori o dai monaci stessi; ma i monasteri definitivi furono affidati all’opera di muratori esperti, assistiti dai fratelli conversi. I monaci tuttavia conservarono sempre la direzione e il controllo delle dimensioni come le planimetrie delle abbazie. Gli architetti che curarono la costruzione di Cîteaux e delle sue prime case figlie avevano semplicemente preso a prestito gli elementi basilari più correnti dello stile usuale della Borgogna, che, pur essendo fondamentalmente romanico, già rivelava alcune caratteristiche del gotico primitivo, ad esempio gli archi a sesto acuto, le volte arricchite di costoloni e di nervature; perciò, lo stile adottato e diffuso dai Cistercensi è definito da molti storici dell’arte come stile di transizione” o “pre-gotico”.

Quanto alle Chiese, si conservava la pianta a croce, tradizionale nelle abbazie benedettine, ed era caratteristica cistercense solo l’abside rettangolare, per quanto di origine incerta e non adottata in modo costante da tutti i Cistercensi. La chiesa risultava di una navata centrale e due laterali, regolarmente rivolte da est a ovest; si accedeva ad esse da un porticato e si incrociavano nel transetto; o questo era fiancheggiato da cappelle quadrate o rettangolari, usate, per le messe private. Il coro dei monaci si apriva all’altezza del transetto e si stendeva verso ovest, lungo la navata centrale. Dopo il coro dei monaci, ancora più a ovest, seguivano gli stalli per i malati e gli infermi, e tutto il resto della navata era occupato dai fratelli conversi. Le chiese cistercensi non erano aperte al pubblico e quindi non prevedevano spazi riservati ai fedeli. Nel presbiterio era collocato solo l’altare principale ed alcuni pochi mobili indispensabili per la celebrazione delle Messe Conventuali solenni. Lo spazio dietro l’abside circolare raccoglieva abitualmente le cappelle – disposizione ricorrente nelle chiese romaniche e gotiche – però in molte chiese cistercensi l’abside rettangolare era circondata da cappelle quadrate. Le mura, sia all’interno che all’esterno erano spoglie; anche l’applicazione di contrafforti volanti, in qualche modo decorativi, era rara. Nella maggioranza dei casi la monotonia della facciata, dell’abside o del transetto era rotta soltanto dal rosone (oculus), abitualmente piccolo e di disegno estremamente semplice. Poiché non erano permesse figure scolpite, l’unico elemento decorativo esplicito dell’interno della chiesa era quello delle colonne, che terminavano in mensole o in veri e propri capitelli, con semplici disegni a foglie.

Le chiese cistercensi, in aperta contestazione contro lo splendore di quelle cluniacensi, erano assolutamente prive di elementi decorativi; eppure l’effetto della loro linea architettonica così pura divenne quanto mai impressionante. L’andamento stilizzato delle arcate, ampie e a sesto acuto, l’armonia serena delle volte, della pianta a croce con i costoloni potentemente rinforzati, l’eleganza dei pilastri e la bellezza delle proporzioni di ogni dettaglio della struttura architettonica caratterizzano l’arte cistercense primitiva. Nemmeno nelle chiese cluniacensi più dispendiosamente decorate si ritrovano questi lineamenti così puri.

Il chiostro era collocato abitualmente tra il muro della chiesa rivolto a sud e il transetto; questo lato proseguiva poi nella sagrestia, l’aula capitolare e la sala dei monaci. Percorrendo il chiostro in direzione ovest, si trovava una piccola stanza riscaldata, (Calefactorium) uno spazioso refettorio, e la cucina. Altra caratteristica cistercense era la collocazione del refettorio, perpendicolare al chiostro, in modo che la cucina potesse contemporaneamente, ed altrettanto funzionalmente, servire anche il refettorio dei fratelli. L’ultima ala del chiostro, che chiudeva il quadrilatero verso il muro sud della Chiesa, comprendeva il già menzionato refettorio dei fratelli e vari locali, adibiti a magazzino. Al secondo piano, sopra la stanza del Capitolo, si trovava il dormitorio dei monaci, collegato direttamente con la chiesa per mezzo di una scalinata. Il dormitorio dei fratelli conversi era situato dall’altra parte, sopra i magazzini e il loro refettorio. Di fronte alla porta del refettorio era posto in genere il padiglione con la fontana del lavabo, un bacino semplice e ampio con la possibilità di applicarvi varie aperture tubolari. L’infermeria, il noviziato e la casa degli ospiti, insieme ai laboratori, al mulino ed altre costruzioni per i lavori di giardinaggio o della fattoria, erano costruiti un po’lontano dal monastero vero e proprio. Nei primi monasteri cistercensi non c’era una biblioteca vera e propria, a causa della scarsezza dei libri; i volumi che erano assolutamente indispensabili per i servizi liturgici e la lectio, venivano conservati in un armadio a muro ricavato in una parete della sacrestia, o in una piccola stanza ad essa adiacente, chiamata armarium.

I locali più spaziosi e più belli dei monasteri cistercensi erano sempre il Capitolo e il refettorio. Per gli interni del monastero, erano applicate rigorosamente le austere norme della semplicità; però il raggruppamento abile delle colonne in una o due file e i magnifici costoloni delle volte dal vario disegno conferiva al Capitolo o al refettorio una dignità che nessuna decorazione avrebbe potuto eguagliare. Una parete interna al refettorio portava a una certa altezza, in una rientranza, una balaustra e un pulpito, con annessi dei gradini per facilitare l’accesso al monaco che leggeva durante i pasti.

Altra caratteristica decorativa dei monasteri cistercensi era il chiostro. Anche se molto più semplice di quello delle abbazie benedettine, la galleria del chiostro, a disegno quadrato con delle arcate aperte costituiva sempre una sfida per l’abilità degli architetti. Il chiostro rappresentava realmente il cuore della vita monastica, perché metteva in comunicazione le parti vitali del monastero. In esso i monaci svolgevano le attività previste all’interno del monastero, la Lectio Divina e la Meditatio, lì trascorrevano il tempo libero, li era talvolta permessa la conversazione fraterna; era in un certo senso il luogo di “soggiorno” del monastero, pieno di luce, di aria e di sole. Gli archi erano generalmente sostenuti da una doppia fila di colonne, applicate alternativamente con pilastri massicci. In genere i capitelli erano scolpiti sobriamente, seguendo lo spirito del gotico che si andava imponendo, ma spesso il disegno originale si modificò successivamente in concezioni ornamentali più elaborate.

Gli elementi fondamentali dell’architettura cistercense, una lineare semplicità unita a un grande buon gusto e ad una eccellente esecuzione tecnica, si possono ammirare anche nelle costruzioni più umili come le fucine, i mulini, le concerie e soprattutto le fattorie, dove l’esecuzione di splendide volte era simile a quelle dei monasteri.

Poche abbazie dei primi secoli cistercensi sono sopravvissute alle vicessitudini della storia e ancora meno sono quelle che hanno conservato le caratteristiche delle costruzioni primitive. Delle prime cinque è rimasta solo la chiesa di Pontigny, dove tuttavia il disegno più complesso del coro, a forma poligonale, venne costruito negli ultimi anni del secolo XII. Il monumento che conserva la linea più pura dell’architettura cistercense è Fontenay, seconda abbazia-figlia di Clairvaux, fondata nel 1119 ma trasferita nel 1130 nella sua ubicazione definitiva, dove venne eretta l’abbazia che ancora oggi esiste; essa fu costruita probabilmente dietro le istruzioni dello stesso san Bernardo. Comunque, il principio agostiniano della misura perfetta di quadrati e di cubi costituisce un elemento caratteristico della concezione architettonica: ogni sezione della navata, delimitata dai pilastri è sul pavimento una superficie quadrata, ed ogni quadrato diventa cubo, dato che l’altezza della volta corrisponde alla misura della larghezza.

L’abbazia di Le Thoronet in Provenza, venne costruita secondo lo stesso piano di Fontenay e la si riconosce come esempio classico in cui gli elementi più semplici dell’architettura possono dare, attraverso Un’accurata concezione architettonica, un’armonia di luce e di ombre ed un perfetto risultato acustico. Tra le altre abbazie del XII secolo che hanno conservato le caratteristiche primitive, le più significative sono Sénanque, Silvanès, Aiguebelle e Flaran, tutte nella Francia meridionale.

Nonostante la resistenza tenace del Capitolo generale, la severità cistercense dei tempi di san Bernardo si andò progressivamente mitigando durante il periodo dell’arte gotica. E tuttavia, quando ancora era in vita lo stesso Bernardo, la passione innata dei monaci per le arti decorative non poteva essere completamente soppressa; ne dà prova la tecnica particolare delle vetrate a colori, che merita di essere ricordata. Lo stile che prevalse per circa un secolo implicava l’uso, invece dei colori, di diverse gradazioni di argento per l’esecuzione di disegni geometrici o floreali.

Fin dall’inizio del XIII secolo le nuove costruzioni mostrano evidenti deviazioni dalla primitiva semplicità. La chiesa di Chális, (nel dipartimento dell’Oise), consacrata nel 1219, venne costruita con un interno magnifico, a imitazione delle cattedrali di Noyon e di Soisson. Roiyaumont, nel dipartimento di Seine-et-Oise, fondata grazie alla generosità del Re san Luigi nel 1228, era splendida come qualsiasi altra Chiesa del tempo, costruita per i secolari. In questa chiesa il Re collocò delle tombe magnificamente adornate per i membri della propria famiglia; un gran numero di monumenti simili adornava altre chiese cistercensi con sepolcri di eminenti vescovi o personalità laiche. Nel frattempo il culto popolare delle reliquie acquistava nelle abbaziali cistercensi una importanza sempre più considerevole: reliquiari e templi furono sempre riccamente decorati. A Obazine (Corréze), la tomba del fondatore, Stefano, fu abbellita da una serie di raffigurazioni eseguite a intaglio, che rappresentavano in altorilievo abati cistercensi, monaci, fratelli e monache ritratte in ginocchio o in piedi di fronte alla Vergine, e, sull’altro lato, figure simili che si levavano dalle loro tombe. Le chiese di Vaucelles e di Ourscamp erano grandiose come quella di Royaumont; l’abbaziale di Vaucelle, con i suoi 132 metri di lunghezza fu la più grande tra le chiese costruite dai Cistercensi.

Nel corso del secolo XIV le norme rigide di un tempo si allentarono ancora di più, e il Rinascimento giunse poi a ignorarle quasi completamente. Le nuove fondazioni non soltanto adottavano il tipico stile dell’ultimo periodo gotico con le sue raffinate decorazioni, ma si giungeva perfino a rimodellare le costruzioni più antiche secondo le nuove esigenze; inoltre, come segno ulteriore del mutamento dei tempi, veniva aggiunta abitualmente una magnifica biblioteca. Lavori di perfezionamento così dispendiosi, comunque, non potevano essere affrontati dai monasteri per il crescente numero di abbazie che cadevano sotto il regime commendatario per cui le comunità dovevano limitarsi a conservare le antiche costruzioni.

I primi monumenti dell’architettura cistercense costruiti fuori della Francia avevano caratteristiche simili a quelli della terra natale dell’Ordine, anche se ben presto adottarono e continuarono a sviluppare tradizioni artistiche nazionali. Il vero significato dell’Ordine in questo senso sta nel fatto che in quasi tutta l’Europa essi costituivano degli esempi di avanguardia dell’architettura altamente avanzata della Francia, e promuovendo soprattutto lo sviluppo del gotico.

In nessun altro paese del continente i Cistercensi lasciarono una impronta così significativa nella storia dell’architettura medioevale, come in Inghilterra. Le prime fondazioni fondevano abilmente lo stile di transizione francese con elementi normanni locali e, durante il corso del XII secolo, i monaci inglesi abbandonarono in genere le note caratteristiche di rigorosa essenzialità, per dare origine ai più bei capolavori della “più antica architettura inglese”.

La regione dei paese che risulta più ricca di costruzioni cistercensi relativamente ben conservate è quella dello Yorkshire, dove Byland, Jervaulx, Kirkstall, Roche e Sawley costituiscono, pur nelle loro condizioni attuali di semplici rovine, nobili testimonianze della laboriosità, della abilità e dei buon gusto dei monaci bianchi. I monumenti più grandi e più significativi sono senz’altro quelli di Fountains e Rievaulx, entrambi fondati nel 1132. La facciata esterna della Chiesa di Fountains è l’esempio più imponente dello stile di transizione, realizzato in uno spirito autenticamente cistercense di essenziale ed austera dignità. La caratteristica più rilevante, una superba torre, che nelle sue imponenti proporzioni era certamente contraria alle prescrizioni sulla semplicità, venne eretta solo alla vigilia della soppressione. Gran parte del monastero è ancora facilmente individuabile. La navata centrale della Chiesa di Rievaulx esemplifica le strutture architettoniche usuali secondo il piano dello stile di transizione; però il coro e il transetto, costruiti verso il 1230, danno all’abbazia una bellezza incomparabile. I capitelli sono scolpiti con eleganza, il triforio e le pareti che danno sulle navate laterali sono particolarmente ricche di grazia; tutti questi elementi decorativi vennero evidentemente costruiti secondo uno spirito che diffidava delle tradizioni più antiche. D’altra parte, le rovine di un altro considerevole monumento, quelle di Tintern nello Monmouthshire, costruito circa trent’anni dopo, rappresenta lo stile gotico-cistercense più puro, nello spirito del cosiddetto “stile geometrico”, privo di qualsiasi elemento decorativo superfluo. Ma anche qui, le enormi vetrate delle pareti orientali ed occidentali della Chiesa, con il loro disegno complesso, sarebbero state difficilmente approvate da san Bernardo.

L’ultima fase del processo di allontanamento dai principi stabiliti dal grande abate di Clairvaux fu segnata dalla ricostruzione di Melrose in Scozia. Fondata nel 1136 da Rievaulx e distrutta completamente dall’esercito inglese, che voleva vendicarsi della sconfitta di Bannockburn nel 1314, Melrose diede ben presto inizio alla propria ricostruzione mediante una generosa donazione di Roberto Bruce e i lavori continuarono fino al secolo XVI. L’abbazia, ricostruita secondo gli stili “Decorato” e “Perpendicolare” – ultimi sviluppi del gotico inglese – conservò solo le fondamenta dell’antica planimetria; quanto a tutto il resto, venne completamente trasformata in uno dei monumenti più splendidi dell’architettura monastica in Gran Bretagna. Anche se la chiesa non aveva le proporzioni maestose di Rievaulx o di Fountains, i costruttori applicarono tutte le possibilità di cui disponevano per decorare le sezioni dei pilastri, le fogge degli archi, le finestre delle pareti della navata centrale, i trafori e le colonne delle volte. Ancor oggi, dopo le vicissitudini di quattro secoli, essa continua ad essere impareggiabile esempio della più bella scultura ornamentale. Un crocifisso “miracoloso” nel coro dei fratelli conversi fu opera di uno scultore anonimo, che aveva ricevuto l’incarico dall’abate Ugo di Leven (1339-1349). Secondo il cronista di Melrose, questo devoto artista lavorò solo di venerdì, digiunando a pane ed acqua. L’ammirazione del pubblico era in gran parte dovuta alla notevole somiglianza, ottenuta grazie alla posa di un modello umano. La fama di questo crocifisso era tanto grande che fu necessario ricorrere a un accorgimento speciale perché anche le donne potessero vederlo.

La soppressione degli ordini religiosi sotto Enrico VIII significò la distruzione di innumerevoli edifici monastici di inestimabile valore artistico. Nessuna chiesa e nessun monastero cistercense sopravvisse all’epoca della distruzione se non con notevoli danni: in maggior parte, essi vennero completamente distrutti. Le rovine che rimangono ancora, sono preservate e conservate con cura, grazie all’opera di proprietari privati o dell’Ufficio delle Belle Arti.

La prima abbazia cistercense in Irlanda, Mellifont, fondata nel 1142, nacque a seguito dell’intima amicizia che legava san Bernardo a san Malachia, arcivescovo di Armagh. Verso la fine del secolo, il numero dei monasteri irlandesi giunse a 25; erano tutte fondazioni autoctone. Con l’incorporazione della Congregazione di Savigny e di alcune altre fondazioni inglesi più tardive, il totale delle abbazie irlandesi divenne ancora più alto. Una prima corrente nazionalistica, piuttosto forte, rese particolarmente difficile il controllo di Cîteaux sulle case figlie situate in questo paese.

Tuttavia i monumenti dell’architettura cistercense irlandese, tuttora esistenti, ruderi di circa sedici chiese più o meno ben conservati, rivelano tracce dell’influenza francese. Essi non possono reggere il confronto con le grandi abbazie inglesi quanto a dimensioni o a bellezza artistica, eppure le superfici decorate, a basso rilievo, conferiscono loro un carattere tipicamente irlandese. Nel secolo XV alcune abbazie vennero parzialmente ricostruite sotto l’influenza dell’architettura inglese, con una maggiore abbondanza di elementi decorativi e con volte elaborate; venne inoltre aggiunta una torre centrale. I resti più imponenti sono quelli dell’abbazia di Santa Croce; altre rovine degne di considerazione sono quelle di Mellifont, Bective, Baltinglass, Boyle, Jerpoint e Corcomroe.

In nessun’altra regione l’influenza dell’architettura cistercense fu più decisiva che in Spagna: là il romanico locale spesso si arricchì di elementi gotici, soprattutto nelle volte ad ogiva, eseguite per la prima volta in Spagna grazie allo sforzo degli architetti cistercensi che provenivano dalla Francia. Ma i monaci dell’Ordine non si atteggiarono ad apostoli del nuovo stile architettonico ed accettarono di buon grado di seguire le tradizioni artistiche locali. Tra le prime fondazioni, una dozzina vennero realizzate direttamente da Clairvaux, ma nessuna delle chiese di questi monasteri seguì in modo rigoroso il cosiddetto piano bernardino, applicato solo alla fine a La Espina e a Santes Creus, ambedue terminate nella prima metà del secolo XIII. Nello stesso periodo alcune chiese cistercensi, come quelle de La Oliva, Piedra e Rueda, presentavano per prime in Spagna il più puro stile gotico.

La pianta della Chiesa di Huerta venne disegnata a imitazione di quella di La Oliva, ma la fama della bellezza artistica di Huerta nacque dal suggestivo refettorio, una delle sale gotiche più eleganti costruite fuori della Francia.

Il monumento più insigne dell’architettura cistercense spagnola è il monastero reale di Poblet in Catalogna, “l’Escorial di Aragona”, luogo di sepoltura dei protettori e dei benefattori più generosi del monastero, la famiglia reale di Aragona. La chiesa, austera, misura 85 m. di lunghezza e le volte della navata centrale raggiungono i 28 m. di altezza. Tutta la costruzione del monastero è circondata da mura fortificate e da bastioni, mentre gli edifici stessi, sottoposti continuamente a lavori di restauro e completamento fino alla fine del XVIII secolo, potrebbero essere utilizzati per illustrare la storia dell’architettura a partire dal primo stile di transizione fino al Barocco. L’Ordine venne soppresso in Spagna nel 1835, ma il monastero continuò ad esistere in ottime condizioni, tanto che la vita monastica, ripresa recentemente, poté ricominciarvi senza molte difficoltà. Circa la metà delle fondazioni cistercensi in Spagna restano ancora in buono stato: ad esempio Moreruela in Castiglia, Veruela in Aragona, il famoso monastero di Las Huelgas a Burgos, e una “rivale” di Poblet, Santes Creus in Catalogna. La Spagna divenne così il paese dove forse sono più numerosi i monumenti dell’architettura cistercense meglio conservati. L’influenza dell’architettura cistercense rimase dominante in Spagna fin verso la metà dei secolo XIII e si estese sui conventi dei Premonstratensi, su molte chiese collegiali e su alcune cattedrali, soprattutto su quelle di Tarragona, Lerida, Osma, Siguenza e Burgos.

Tra i numerosi monasteri dell’Ordine in Portogallo, il primo posto appartiene senz’altro, sotto ogni aspetto, alla potente abbazia di Alcobaça, che si trova circa a sessanta miglia a nord di Lisbona. La costruzione venne intrapresa nel 1158, ma non fu portata a termine che nel 1252. La Chiesa è la più grande di tutto il paese con una lunghezza di 112 metri ed ha un valore artistico unico. La pianta riproduce esattamente quella di Clairvaux; però le navate laterali hanno le volte che praticamente raggiungono la stessa altezza di quelle della navata centrale, e ciò rappresenta così una rarità tra le chiese cistercensi. Le decorazioni interne vennero notevolmente arricchite con la collocazione delle tombe della casa reale del Portogallo. Lungo il corso dei secoli, Alcobaça fu continuamente rimodernata, fino alla dissoluzione del 1834, quando il monastero fu adibito a caserma.

Anche in Italia, lo stile gotico venne introdotto dai Cistercensi, benché esso fosse considerato sempre come uno stile straniero. Le prime chiese cistercensi in Italia ricalcavano fedelmente il modello della primitiva scuola architettonica di Borgogna, caratterizzata da strutture pesanti e lineari, muri spessi e finestre piccole. Dei monumenti cistercensi più antichi, Fossanova è quello conservato in condizioni migliori: essa era stata costruita verso il 1190, a imitazione di Fontenay, con un bel chiostro. Casamari, costruita tra il 1203 e il 1217, offre caratteristiche analoghe. Altri esempi del gotico cistercense sono rappresentati da Arabona negli Abruzzi, Castagnola vicino ad Ancona, San Galgano presso Siena, San Martino al Cimino nel pressi di Viterbo, e Chiaravalle della Colomba nella diocesi di Piacenza. A questo proposito vale la pena ricordare che alla fine del XIII secolo un certo numero di fratelli conversi di San Galgano collaborò alla costruzione del Duomo di Siena.

L’austerità dell’architettura cistercense influenzò considerevolmente quella francescana; eppure lo stile non divenne mai popolare in Italia. Lo sviluppo si arrestò e gli ultimi edifici monastici dell’Ordine erano, quanto a stile, molto più italiani che cistercensi. Un esempio interessante di come una chiesa cistercense, inizialmente semplice, potesse poi essere trasformata secondo il gusto nel Rinascimento italiano è dato da Chiaravalle Milanese, fondata nel 1135. Il monastero venne distrutto, ma la Chiesa, tuttora esistente, presenta una facciata in stile rinascimentale e un imponente campanile ottagonale; la decorazione dell’interno, dello stesso stile, comprende il famoso coro ligneo del 1645, dove ad ogni stallo corrisponde un magnifico intaglio con una scena della vita di san Bernardo. La maggior parte delle abbazie cistercensi italiane cadde in regime di commenda nel corso del XV secolo: così che divennero talmente povere che non fu loro possibile contribuire quasi in nulla all’ulteriore sviluppo dell’arte cistercense. I monasteri che attualmente fanno parte delle congregazioni italiane sono per lo più di origine non cistercense.

In Germania, i monumenti più antichi dell’architettura cistercense, ad esempio Eberbach, Tennenbac e Bronnbach, non ebbero grande influenza sul romanico tedesco, già ben avanzato; tuttavia, durante il periodo di grande fioritura della diffusione delle costruzioni cistercensi in quel paese, tra il 1200 e il 1250, le chiese dell’Ordine rappresentavano per prime il puro stile gotico.

La prima fase dello sviluppo verso il Gotico puro (1210-1220) trova esempi riusciti in Arnsber (Flesse), Otterberg (Palatinato), Walkenried (Harz), Riddagshausen (Brunwick), Ebrach e nel monastero di Maulbronn (Wiirttemberg), famoso per il portico e la costruzione intera ben conservata in quasi tutta la sua forma originale; tutte queste abbazie ricalcavano il modello di Pontigny. Le rovine di Heisterbach, consacrata nel 1237, testimoniano una evoluzione ulteriore; la pienezza dello stile gotico si espresse in Marienstatt (Westerwald), iniziata nel 1243, e in Altenberg vicino a Colonia, le cui fondamenta furono poste nel 1255. Il loro stile segna la fine delle solide tradizioni borgognone, che cedevano di fronte al gotico più avanzato dell’Ile-de-France, e documenta inoltre un progressivo allontanamento dallo spirito di austero ascetismo dei Cistercensi. Le absidi, con le cappelle a raggiera e un ambulatorio, le vetrate immense, la maggior parte eseguite secondo la tecnica detta grisailles ed agili contrafforti volanti costituivano delle novità, sia per l’Ordine che per la Germania; mancavano tuttavia in quel momento le torri, e la semplicità piena di riserbo e di tranquillità dell’interno dava ancora prova della forza sempre vitale degli ideali primitivi.

I successi dei gotico cistercense vennero indubbiamente superati dalle grandi cattedrali tedesche costruite nei secoli seguenti. Tuttavia la costruzione della Cattedrale di Bamberg e il disegno della Chiesa di Saint Sebaldo a Norimberga, verso la metà del XIII secolo, recano i segni dell’influenza determinante esercitata dai monaci di Ebrach. Nella regione orientale del paese, la pietra era rara; ma i cistercensi seppero creare una struttura gotica in mattoni che restò ineguagliata, a grandissimo prestigio dell’Ordine. Le rovine di Lehnin (Brandeburgo), di Kobaltz (Pomerania) costituiscono splendidi esempi di questa tecnica insolita; la chiesa di Chorin (Brandeburgo) conservata quasi intatta, con la sua delicata bellezza, costituisce oggi uno dei monumenti più riusciti dell’architettura cistercense.

Nel Nordest, i cistercensi tedeschi credettero necessario fortificare i loro monasteri, dando così origine a una serie di abbazie fortificate lungo i pericolosi confini delle province del Baltico. L’esempio più degno di considerazione era Dünamünde, sulla foce del fiume Düna, nei pressi di Riga. Gli edifici dei monastero erano circondati da canali e da una fortificazione rettangolare. Ad ogni angolo, si elevavano dei bastioni e una sola entrata ammetteva all’interno attraverso un ponte levatoio. Le poderose mura di cinta dell’abbazia costituivano una seconda linea di difesa, ed erano caratterizzate da due torri rotonde, sul lato nord. Nemmeno questi formidabili baluardi riuscirono tuttavia a scoraggiare i feroci autoctoni, pagani, che riuscirono a penetrarvi e a saccheggiare l’abbazia nel 1228 e nel 1263.

Falkenau, vicino a Dorpat, era un altro avamposto fortificato allo stesso modo, mentre Neuenkamp, Bukow, Pelplin, Hiddensee sull’isola di Rügen e Stolpe avevano roccaforti più o meno sviluppati come i monasteri su ricordati.

Anche in Austria le fondazioni dell’Ordine costituirono esempi d’avanguardia dello stile gotico, pur dando prova di maggiore libertà nell’applicazione degli elementi puramente decorativi, a differenza delle altre regioni della Germania. Il primo esempio del Gotico puro giunse nel paese con Neuberg, nella Stiria (1327). Caratteristiche simili apparvero nel coro di Heilìgenkreuz e di – Lilienfeld, ma né l’una né l’altra poterono uguagliare i tesori artistici e l’influenza di Zwettl, gioiello dell’arte di tutti gli stili, dal XII secolo in poi.

Nel Belgio, le rovine di Orval – monastero assai celebre un tempo appartengono ai più preziosi monumenti dell’architettura del paese; tuttavia la chiesa primitiva, consacrata nel 1124, non aveva ancora legami con l’Ordine, dato che il monastero venne aggregato all’Ordine cistercense solo nel 1132. In seguito, l’abbazia, fu continuamente ampliata, fino alla sua distruzione nel 1637, durante la Guerra dei Trent’anni. Nel secolo seguente questa ricca abbazia venne ricostruita con magnificenza in stile barocco, ma fu distrutta di nuovo dall’esercito rivoluzionario francese. Recentemente, il monastero è stato riaperto dai Trappisti. Aulne e Villers, nel Brabante, benché ridotte in rovina, continuano ad essere tra i monumenti più belli del gotico belga. Nulla è rimasto invece degli edifici medioevali di Les Dunes. Lo stesso destino è toccato a Ter Doest, nelle Fiandre. Gli edifici della fattoria di quest’ultimo monastero, tuttora esistenti, sono stati definiti uno dei miracoli dell’architettura medioevale. Si tratta, infatti, di un enorme granaio vicino a Lissewege, che un tempo costituiva una delle grange di Ter Doest. Ciò che desta l’ammirazione dei visitatori sono la forma e le dimensioni. La struttura, in mattoni, caratterizzata da esterni molto belli, risale al 1250; la lunghezza è di 60 metri e la larghezza è di 24; mentre le mura laterali sono solo di 9 m., i timpani, alle due estremità, si elevano fino a 20 m. e sono ricoperti da un enorme tetto a sella, a foggia di campanile. L’interno è suddiviso da due fila di pesanti pali di quercia, che reggono la struttura superiore in legno. Le sei grandi finestre cieche, anch’esse gotiche, che decorano i timpani, danno un aspetto pieno di grazia a questo edificio destinato a scopi agricoli.

In Svizzera la costruzione cistercense meglio conservata è quella di Kappel, che mostra ancora gli elementi originali del gotico primitivo; ora è divenuta chiesa parrocchiale Zwingliana. Anche la Chiesa di Hauterive presenta caratteristiche simili, benché il monastero attuale sia stato costruito in stile barocco. Allo stesso modo, Wettingen ha subito un rifacimento barocco, mentre il monastero di Saint Urban, con il suo coro famoso, è considerato generalmente uno dei monumenti più grandi e più imponenti dell’architettura barocca di tutto il paese.

La maggior parte delle abbazie ungheresi venne fondata direttamente dalla Francia e riecheggia lo stile di transizione, nelle forme più evolute. L’unico edificio sopravvissuto in condizioni perfette è la chiesa di Bélapatfalva, copia fedele del modello lineare che proveniva dalla Borgogna; tuttavia, l’interessante portale policromo rivela maniere italiane, e il sistema a volte presenta influenze tedesche. Fra le numerose rovine cistercensi, solo Kerc conserva le forme ben definite dello stile di transizione francese. Kerc, situata nella Transylvania, può essere considerata l’esempio geograficamente più remoto della cultura cistercense nell’Europa sud-orientale.

Anche in Polonia, i Cistercensi giunsero come pionieri dello stile gotico. Dato che nel paese non esistevano ancora solide tradizioni architettoniche, le caratteristiche dello stile cistercense nella sua grande uniformità e purezza, risultarono più evidenti che in Occidente, e l’influenza esercitata dai cistercensi sulle cattedrali successive (Cracovia, Breslavia) fu particolarmente significativa. Un certo numero di chiese cistercensi conservano in buono stato le proprie caratteristiche medioevali. La più grande è quella di Mogila, nei pressi di Cracovia, esempio classico della semplicità cistercense quanto a struttura. Invece la chiesa di Oliva, nei pressi di Danzica, attesta forme gotiche più evolute. Il sistema a volte, ricco di interessanti variazioni, risale al XV secolo. Dopo la soppressione degli ordini religiosi, questa chiesa divenne la cattedrale della diocesi di Danzica.

In Danimarca, Logumkloster, del XIII secolo, restaurata recentemente, costituisce uno dei monumenti più belli tra quelli gotici eseguiti in mattoni. Degne di menzione sono anche le rovine di Soro che un tempo era una ricchissima abbazia. La chiesa è una costruzione in mattoni, in stile Romanico semplice; il monastero sopravvisse fino al 1813 come collegio, e poi venne distrutto da un incendio.

In Norvegia, il Gotico fu introdotto dai Cistercensi inglesi, ma e rimasto ben poco di queste fondazioni. In Svezia, i monasteri più antichi erano stati fondati da cistercensi francesi. Alvastra, il monastero più grande e più ricco, era stato aperto da Clairvaux nel 1143, e la sua struttura rivela alcune somiglianze con Fontenay. Parte di quello che un tempo era stato il transetto della chiesa di Nydala, un’altra casa-figlia di Clairvaux – costruita nel più semplice stile di transizione della Borgogna – è utilizzata ora come chiesa parrocchiale. Di quella di Gudvala, casa-figlia di Nydala, resta solo la navata centrale, ma la chiesa di Varnhem, fondazione di Alvastra, conserva ancora fedelmente la forma del secolo XIII ed è divenuta così uno dei monumenti più significativi dell’architettura di transizione dell’arte svedese. L’interno testimonia che l’ispirazione proveniva dalla Germania; ma le massicce colonne squadrate che reggono gli archi a tutto sesto della navata rivelano chiarissima influenza dello stile di Borgogna; l’abside circolare, invece, attesta l’influenza della Clairvaux del XIII secolo.

Il Capitolo del 1157 proibì al fratelli conversi dell’Ordine di Cîteaux e ai loro artigiani di prendere parte o di dirigere la costruzione di edifici secolari; in tal modo l’influenza diretta che l’Ordine esercitò attraverso i suoi periti architetti, fu soltanto sporadica. Ma nei paesi in cui i Cistercensi davano esempio, con i loro monasteri, dell’unico stile più evoluto, l’influenza indiretta rimase considerevole per secoli, perché essi divennero principio e fonte di una ispirazione artistica sempre rinnovata. Perfino in Francia, l’influenza cistercense prevalse fino all’epoca delle grandi cattedrali, soprattutto fra gli ordini religiosi riformati o di recente fondazione. I Premonstratensi, l’Ordine di Grandmont e i Canonici Agostiniani ricopiarono esattamente i modelli austeri dati loro dai Cistercensi tanto nella legislazione quanto nelle attività edilizie. Attraverso i Cavalieri del Tempio, organizzati sotto i buoni auspici di san Bernardo, il programma artistico cistercense invase perfino la Terra Santa. Anzi, quando i Cistercensi stessi stavano allontanandosi dalla loro originale semplicità, gli ordini mendicanti, che non avevano nessuna intenzione di creare un proprio stile, imitarono il modello cistercense più semplice di cui disponevano e continuarono a costruire le loro chiese nello stesso modo, fino al Rinascimento.

Inevitabilmente, la crisi economica del XIV e XV secolo rallentò le attività edilizie dell’Ordine. Le catastrofi della Riforma e delle successive guerre di religione portarono non solo alla distruzione di centinaia di chiese e di monasteri, ma impedirono inoltre alle abbazie che sopravvissero di aggiungere ai loro edifici originali qualsiasi elemento di autentico valore, realizzato secondo il nuovo stile del Rinascimento.

In Italia e in Spagna alcune aggiunte in bello stile rinascimentale vennero apportate alle chiese e ad altri edifici monastici, quali ad esempio: facciate, portali, altari ed altri elementi decorativi degli interni. Ma la povertà dilagante tra le case cadute sotto gli abati commendatari, rendeva completamente impossibile un’opera di costruzione in larga scala.

Dalla metà del XVII secolo fino alla fine del XVIII – periodo di relativa pace e prosperità – lo spirito del Barocco, si affermò e si diffuse in tutto il continente. Ebbe inizio allora, all’interno dell’Ordine, un’altra epoca di intensa attività architettonica, soprattutto nell’Europa centrale. Nella sua fervida creatività giunse quasi ad eguagliare i gloriosi inizi del medioevo. Sfortunatamente, però, il Barocco non comprendeva nulla o non riusciva a rispettare, a causa della differenza di gusto artistico, i monumenti dei passato; distrusse quindi o rimodellò quasi interamente gli edifici Romanici o Gotici secondo le esigenze diverse dello stile nuovo. La sorte della chiesa di Zirc, del XIII secolo, può servire da esempio classico. Dopo la liberazione dell’Ungherìa dalle mani dei Turchi, la ricca abbazia di Heinrichau, nella Slesia, aveva fatto restaurare Zirc, nei primi anni dei secolo XVIII. Quello che un tempo era stato esempio di eccezionale bellezza della prima architettura gotica, sopravviveva, seppur danneggiato, in buone condizioni, tanto che i primi monaci vi svolgevano i loro servizi liturgici. Ma invece di affrontare i lavori di restauro della costruzione, – come poteva sembrare ovvio – la demolirono completamente e con le stesse pietre edificarono un nuovo edificio in stile barocco che, nonostante la sua nobiltà, era di molto inferiore al precedente quanto a valore artistico.

La maggior parte delle abbazie cistercensi che ancora esistevano nell’Europa cattolica, dal Portogallo all’Ungheria e alla Polonia, si sforzò di ricostruire, rimodellare o almeno rinnovare le decorazioni degli antichi monasteri secondo il nuovo stile: ogni comunità si muoveva secondo le possibilità economiche di cui disponeva per la realizzazione di progetti a volte estremamente dispendiosi e spesso del tutto superflui.

In Francia, dove la grande maggioranza delle abbazie cistercensi doveva condividere le entrate con degli abati commendatari, un’attività architettonica su vasta scala spesso non era realizzabile, benché gli abati commendatari frequentemente costruissero per se stessi delle residenze eleganti e nuove, circondate da parchi ben tenuti. In molti casi il desiderio di costruire non era accompagnato da adeguate fonti di reddito, e ne derivava l’interruzione dei progetti, accompagnata talvolta anche da crolli finanziari. Fu questo il caso di Châlis, dove nel 1736 l’ambizioso abate commendatario, il Duca Luigi di Bourbon-Condé, decise di conservare la chiesa del tredicesimo secolo ma di demolire il monastero, per dare spazio a una nuova sontuosa abbazia. I piani vennero disegnati da Jean Aubert, il grande architetto dell’Hôtel Biron e del Castello di Chantilly, ma solo un terzo del progetto era stato completato verso il 1764, a costo di ingenti debiti. Nel 1770 si dichiarò il fallimento della abbazia: essa dovette chiudere le porte e i monaci furono dispersi. Soltanto questa parte del monastero sopravvisse alla rivoluzione ed ora ospita un piccolo museo.

In Francia, l’unica abbazia cistercense interamente ricostruita in stile barocco fu Valloires, nel Ponthieu: essa era stata completamente distrutta nella guerra del 1647. Il progetto di ricostruzione fu disegnato dall’architetto Raoul Coignart nel 1738 e realizzato tra il 1741 e il 1756; la decorazione degli interni, però, fu eseguita prevalentemente da un artista di origine austriaca.

Iniziative analoghe vennero progettate anche a Cîteaux, Clairvaux, La Ferté e Sept-Fons, secondo dimensioni veramente gigantesche, ma nulla fu portato a termine prima della rivoluzione. A Cîteaux l’antica chiesa doveva restare intatta, ma l’architetto, Nicola Lenoir, aveva progettato il disegno di una abbazia che doveva essere ricostruita secondo proporzioni enormi. I lavori iniziarono nel 1760, ma si giunge a completare soltanto un’ala che, dal 1898, ospita la nuova comunità di Trappisti.

Un progetto simile venne quasi portato a compimento tra il 1740 e il 1780: si tratta del complesso monumentale di edifici – ancor oggi in gran parte intatti – usati attualmente come penitenziario. Nello stesso periodo si ingrandì notevolmente il monastero dell’abbazia di Sept-Fons grazie al lavoro manuale di centinaia di fratelli conversi: la comunità era molto numerosa.

I centri principali dell’arte barocca furono gli stati cattolici della Germania e le terre d’Austria sottoposte al governo degli Asburgo. A questa epoca gli edifici in cui vivevano i monaci si erano molto deteriorati e non era più possibile riparare gli antichi impianti idrici e le fognature. Era perciò indispensabile ricostruire dalle fondamenta i monasteri per fornire ai monaci celle individuali ed altre comodità richieste dal nuovo stile di vita. Invece, le chiese rimaste ancora in piedi venivano devotamente conservate, anche se – certo – restaurate e rinnovate nella decorazione.

Le ricche abbazie tedesche dimostrarono di saper portare a termine con grande successo il loro intenso programma di costruzioni e ne risultarono monumenti unici per importanza nella storia dell’architettura barocca. A Himmerod, l’antica chiesa fu demolita e tra il 1735 e il 1751 si costruì una splendida chiesa nuova, in stile barocco; quanto al monastero, era stato rimodernato antecedentemente. Dopo la guerra del 1697, Salem venne ricostruita nello stesso stile brillante dall’architetto Franz Beer. Invece, in strana antitesi con la limpida semplicità dell’antico Ebrach, un nuovo monastero venne ricostruito nel 1716 da uno dei geni più autorevoli del barocco tedesco, Balthasar Neumann; nella sua fastosa bellezza rimase ineguagliato anche dagli esempi più maestosi del barocco cistercense. Lo stesso architetto portò a compimento nel 1728 la chiesa di Schönthal, nella diocesi di Würzburg e un po’ più tardi, la chiesa di Vierzehnheiligen, il santuario prediletto dai pellegrini tedeschi nella valle del Meno, costruito sotto gli auspici dell’abbazia di Langheim. Una chiesa eretta da Salem per finalità simili fu quella di Birnau, sulla costa settentrionale del Lago di Costanza; si tratta di una vera e propria gemma del tardo barocco, progettata da Pietro Thumb e terminata tra il 1746 e il 1750. Fürstenfeld, vicino a Monaco, la potente abbazia di Waldsassen, Heinrichau e Grüssau in Slesia, Königsaal e Sedletz in Boemia, Oliva vicino a Danzica sono, tra le altre abbazie di minore rilievo, tutti esempi eccezionali d’arte barocca. La pianta secondo cui fu ricostruito il monastero di Leubus, in Slesia, divenne particolarmente famosa per le colossali dimensioni. La chiesa primitiva, che conteneva 24 altari laterali, fu ristrutturata in stile barocco, mentre gli edifici conventuali furono interamente ricostruiti sotto l’abate Ludwig Bauch (1696-1729). Al termine dei lavori, l’abbazia godeva la fama di essere la più grandiosa nell’Europa centrale; il lato, da nord a sud, misurava 225 metri.

In Austria, tutte le case dell’Ordine furono rimodellate più o meno integralmente e ricostruite nel corso dei secoli XVII e XVIII: esse rappresentano tutto l’arco dello sviluppo dell’architettura dal primo periodo barocco fino alla tarda classicità. A questo proposito la culla più ricca dal punto di vita artistico è l’abbazia di Zwettl; soprattutto la torre e l’altare maggiore costituiscono degli stupendi capolavori. Heiligenkreuz conservò molte delle sue caratteristiche medioevali, ma i monaci si trovarono ad essere sempre impegnati in nuovi progetti di rifacimento delle decorazioni; essi ricorrevano all’opera dei più famosi artisti contemporanei, ad esempio Giovanni Giuliani di Venezia, lo scultore dei magnifici stalli del coro terminati nel 1707. Nello stesso periodo, il giovane Raphael Donner, uno dei più grandi scultori del barocco austriaco, trascorreva gli anni di apprendistato nei laboratori, del monastero. In Ungheria, San Gottardo, monumento di nobile disegno e di mirabile esecuzione, costituisce un esempio dei migliore barocco cistercense. Zirc, ricostruita da Heinrichau, è un’abbazia grande anche se relativamente semplice, decorata mirabilmente all’interno.

Non è necessario sottolineare che lo spirito dell’arte barocca, adottato così di buon grado dall’Ordine, poneva definitivamente termine alla tradizione di austera semplicità che aveva caratterizzato i primi Cistercensi: solo le condizioni finanziarie di ogni abbazia ponevano dei limiti alle rispettive attività in campo artistico, sia a livello di edilizia che di decorazione. I saloni, le scalinate, i refettori, soprattutto le biblioteche e gli appartamenti abbaziali non erano molto diversi, quanto allo splendore e alla sontuosità delle decorazioni, dai palazzi dei re; essi erano disegnati dagli stessi architetti che venivano assunti dalla più alta aristocrazia. I fratelli conversi cistercensi, però, rendevano dei servizi importanti per la decorazione degli interni e dei mobili dell’arredamento; in alcuni casi, per esempio a Himmerod o a Heinrichau, il loro umile laboratorio diventava, sotto la guida esperta di maestri, una vera e propria scuola d’arte.

Lo scoppio della rivoluzione francese (1789) venne seguito da un’ondata di distruzione gratuita che superava in gravità gli stessi disastri del secolo XVI. Talora i nuovi proprietari delle abbazie ormai secolarizzate, riuscivano a giustificare la conservazione degli edifici che risultavano di qualche utilità pratica, ma le chiese furono demolite, in quanto costituivano solo degli ostacoli indesiderati per sfruttamento effettivo. delle proprietà. Le grandi basiliche di Cîteaux, La Ferté, Clairvaux e Morimond furono rase al suolo.

Nel 1791 Royaumont venne acquistata dal Marchese di Travannel, finanziatore e banchiere privato di Maria Antonietta. Ma essendo egli un aristocratico, e inoltre personalità sospetta agli occhi del nuovo regime, desiderò dimostrare i propri sentimenti repubblicani ordinando la demolizione immediata della chiesa. Infatti, dopo essere stato accusato davanti al Comitato di Pubblica Sicurezza nel 1793, dichiarò coraggiosamente a sua difesa che “dopo aver acquistato la proprietà chiamata un tempo Royaumont, ne distrussi la famosa chiesa, costruita da uno dei nostri antichi tiranni, che la superstizione chiamava san Luigi, e i cui figli erano sepolti in quel luogo”. Evidentemente, questa prodezza gli salvò la vita.

Radix de Saint-Foy, che acquistò la grande abbazia di Ourscamp, divenne ammiratore entusiasta dei giardini inglesi. Egli aveva uno splendido giardino, ma in che modo poteva procurarsi l’indispensabile rudere? Egli trovò una felice soluzione nel 1807, quando ordinò che la chiesa fosse ridotta realmente a forma di rudere.

Il nuovo proprietario di Vaux-de-Cernay, il Generale Jean-Franois-Christophe, trovò che la chiesa – per motivi non meglio precisati -impediva la realizzazione di un suo progetto. Nel 1816 fece minare e cadere al suolo le mura di quel nobile monumento che testimoniava sei secoli di lavoro cistercense, alla presenza di numerosi ospiti invitati per quell’insolita occasione; essi assistevano – apparentemente con grande soddisfazione – al crollo di quel magnifico monumento d’arte che in pochi secondi si abbatteva in un informe mucchio di rovine.

Il secolo XIX non apportava nessuna nuova gloria architettonica all’Ordine Cistercense, ma i monaci di tutte e due le osservanze meritano onore per aver riaperto e restaurato un certo numero di antiche abbazie. Una stima crescente dell’opinione pubblica per l’arte gotica, derivò dalla presa di coscienza del valore dei monumenti artistici del medioevo e quando la maggior parte dei governi dell’occidente si assunse il compito di preservare dalla distruzione totale questi tesori, ne venne assicurata la conservazione, anche se spesso quali semplici rovine.

In alcuni casi eccezionali, rovine di monasteri sono state interamente o parzialmente restaurate grazie agli sforzi di esperti in architettura, sostenuti da fondi economici pubblici o privati. Lavori di questo genere hanno raggiunto un successo pieno per esempio a Noirlac nel Berry, che venne restaurata per divenire un centro internazionale di studi monastici. Lavori con finalità analoghe furono promossi a beneficio dell’abbazia di Clermont, nel Maine e dell’antica affascinante chiesa di Boquen, in Bretagna. Anche le rovine dell’abbazia barocca di Himmerod sono state interamente restaurate grazie soprattutto alla cura degli stessi monaci.

L’ammirazione degli Americani per i tesori artistici d’Europa portò alla traslazione nel Nuovo Mondo di interi edifici, trasportati pietra su pietra e ricostituiti nella nuova collocazione. Così, il famoso museo di architettura medioevale di New York, I chiostri, espone il Capitolo di Pontaut e i chiostri dei monasteri, inizialmente benedettini, di Cuxa e di Bonnefont. Dopo molte vicissitudini, il monastero spagnolo di Sacramenia, acquistato dall’ex-giornalista-magnate William Randolph Hearst, e trasportato per via mare in America, è stato ricomposto vicino a Miami, in Florida. Lo stesso grande collezionista acquistò un’altra abbazia cistercense spagnola, Santa Maria de la Oliva. Le 10.300 pietre di questo bel monastero romanico aspettano ancora, nel Golden Gate Park di San Francisco, la loro destinazione finale o la loro distruzione definitiva.

Bibliografia

(...)

L.J. Lekai, I Cistercensi. Ideali e realtà, XIX, Certosa di Pavia, 1989.

 

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