I Cistercensi
O.Cist. / O.C.S.O.

 

 

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Pensierino biblico

Versetto sapienziale dalla Bibbia

Noi sappiamo che tutto concorre al bene di coloro che amano Dio.
(Lettera ai Romani 8, 28)

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Regola di san Benedetto

Lettura quotidiana della Regola di san Benedetto

Di quelli che giungono tardi all'Ufficio divino o alla mensa

Quando è l'ora del divino Ufficio, appena udito il segno, si lasci subito qualunque cosa si abbia tra le mani e si corra con somma sollecitudine, [2] ma sempre con gravità, perché non vi trovi incentivo la leggerezza. [3] Dunque all'Opera di Dio non s'anteponga nulla.

[4] Se qualcuno all'Ufficio notturno giungerà dopo il Gloria del salmo novantesimo quarto, che appunto per ciò vogliamo che si canti molto posatamente e con lentezza, non stia in coro al posto suo, [5] ma si fermi all'ultimo posto, o nel luogo appartato che l'abate avrà stabilito per tali negligenti perché siano veduti da lui e da tutti, [6] ed ivi rimanga fino al termine del divino Ufficio: allora darà soddisfazione con una pubblica penitenza.

[7] Abbiamo ritenuto poi opportuno che essi restino in ultimo o in disparte, perché vedendosi esposti allo sguardo di tutti, almeno per la stessa vergogna si correggano. [8] A lasciarli infatti fuori dell'oratorio, ci sarà forse qualcuno che ritorni a letto e si addormenti, oppure se ne sieda fuori a suo bell'agio, o anche si dia a chiacchierare, prestando così occasione al demonio. [9] Invece entrino dentro, perché non perdano proprio tutto, e si emendino per l'avvenire.

[10] Nelle Ore del giorno, chi dopo il verso e il Gloria del primo salmo che segue al verso non sia ancora giunto all'Opera di Dio, stia in ultimo secondo la norma suddetta, [11] e non ardisca, fino a soddisfazione compiuta, di associarsi al coro dei fratelli salmodianti, a meno che l'abate per sua indulgenza non glielo permetta; [12] anche in tal caso però il reo deve fare la soddisfazione della sua colpa.

[13] Alla mensa poi, chi non sia arrivato prima del verso, in modo che tutti insieme dicano il verso e preghino, e tutti insieme pure si siedano a mensa, [14] se la mancanza è dovuta a negligenza o cattiva volontà, sia ripreso per questa colpa sino alla seconda volta. [15] Se ancora non si corregge, sia escluso dalla partecipazione alla mensa comune, [16] e appartato dal consorzio di tutti i fratelli mangi da solo, privato pure della sua porzione di vino, finché non abbia soddisfatto e non si sia emendato.

[17] A simile pena soggiaccia chi non sia stato presente al verso che si dice dopo il pasto.

[18] E nessuno ardisca prendere del cibo o della bevanda prima o dopo dell'ora stabilita. [19] Chi poi rifiuta qualche cosa che il superiore gli offre, quando desidererà ciò che prima ha ricusato od altro, non riceva assolutamente nulla, finché non dia conveniente prova d'essersi corretto.

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Catechismo della Chiesa Cattolica

Un brano tratto a caso dal Catechismo

I beni e le esigenze dell'amore coniugale

[1643] «L'amore coniugale comporta una totalità in cui entrano tutte le componenti della persona – richiamo del corpo e dell'istinto, forza del sentimento e dell'affettività, aspirazione dello spirito e della volontà ; esso mira a una unità profondamente personale, quella che, al di là dell'unione in una sola carne, conduce a non fare che un cuore solo e un'anima sola; esso esige l'indissolubilità e la fedeltà della donazione reciproca definitiva e si apre sulla fecondità. In una parola, si tratta di caratteristiche normali di ogni amore coniugale, ma con un significato nuovo che non solo le purifica e le consolida, ma anche le eleva al punto da farne l'espressione di valori propriamente cristiani».

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