I Cistercensi
O.Cist. / O.C.S.O.

 

 

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Pensierino biblico

Versetto sapienziale dalla Bibbia

Chi non porta la propria croce
e non viene dietro di me,
non può essere mio discepolo.
(Vangelo secondo Luca 14, 27)

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Regola di san Benedetto

Lettura quotidiana della Regola di san Benedetto

Che dopo Compieta nessuno parli

Sempre i monaci devono osservare con cura il silenzio, ma soprattutto nelle ore notturne. [2] Perciò in ogni tempo, sia nei giorni di digiuno che in quelli del doppio pasto, le cose si disporranno nel seguente modo. [3] Se è un giorno di doppia refezione, appena si sono alzati da cena, vadano tutti a sedersi insieme, ed uno legga le Collazioni o le Vite dei Padri o altra opera che edifichi gli ascoltatori; [4] ma non i primi sette libri della Bibbia o quelli dei Re, perché alle menti deboli non sarebbe utile a quell'ora udire questi libri della Scrittura, che però in altri tempi si devono leggere.

[5] Se poi è giorno di digiuno, celebrato il Vespro si lasci un breve intervallo, e quindi vadano alla lettura in comune delle Collazioni, come si è detto; [6] si leggano quattro o cinque fogli o quanto l'ora permette, [7] e durante quest'indugio della lettura tutti si raccolgano insieme, anche quelli che si trovino occupati in qualche incombenza del loro ufficio. [8] Radunati dunque così tutti insieme, dicano Compieta; e quando ne escono, a nessuno sia più lecito di proferire alcuna parola.

[9] Se si troverà qualcuno a trasgredire questa regola del silenzio, sia sottoposto a grave castigo, [10] eccetto il caso che sia sopraggiunta la necessità di trattare con ospiti o che l'abate abbia comandato ad uno qualche cosa: [11] ma anche allora tutto si compia con somma gravità e delicatissimo ritegno.

rssregola_it Rule of saint Benedict Die Benediktusregel La Régle de saint Benoit Regla de nuestro Padre san Benito Regra de sao Bento


Catechismo della Chiesa Cattolica

Un brano tratto a caso dal Catechismo

Gli atti buoni e gli atti cattivi

[1755] L'atto moralmente buono suppone, ad un tempo, la bontà dell'oggetto, del fine e delle circostanze. Un fine cattivo corrompe l'azione, anche se il suo oggetto, in sé, è buono (come il pregare e il digiunare «per essere visti dagli uomini»: Mt 6,5).
L'oggetto della scelta può da solo viziare tutta un'azione. Ci sono dei comportamenti concreti – come la fornicazione – che è sempre sbagliato scegliere, perché la loro scelta comporta un disordine della volontà, cioè un male morale.

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